Il progetto

 

Come fosse un ‘cantiere della memoria’, dove ricerche e materiali entrano in progress, questo spazio, organizzato in distinte campiture, si dispone ad accogliere nel corso di un anno, sotto l’egida del nostro Rettore e del Prorettorato allo Sviluppo di Partenariati Strategici Nazionali e Internazionali, gli esiti di lavoro di un progetto internazionale ideato e coordinato da Tiziana Mattioli, e dedicato a Carlo Bo nel ventennale della sua scomparsa.

Nei percorsi compresi sotto il titolo: Urbinate per sempre. Architetture della luce e dello spirito il rapporto tra l’uomo Bo e la sua  “città dell’anima” vi è centrale, come ogni parola narrata e ogni sguardo sulla realtà fisica e metafisica di questi luoghi. E centrale è l’idea che Bo ha coltivato, di un Ateneo ispirato alla irrinunciabile e viva eredità dello spirito e del rinascimento federiciano. 

Negli spazi dell’indagine, voci, immagini, parole, progetti, saranno occasioni di risonanza e di ricerca, a partire dalle nostre realtà accademiche e di alta formazione, sino a comprendere varie istituzioni universitarie d’oltreoceano, per le quali tutte Urbino si accampa come simbolo, come città ideale, come modello che Carlo Bo ha saputo e voluto  coniugare al presente.

Le letture

Ispirata da: Urbinate per sempre – il discorso tenuto da Carlo Bo nella città feltresca dopo la sua nomina a Senatore a vita: lettura che il Rettore Giorgio Calcagnini, in apertura dell’anno di celebrazioni, ha dedicato a tutti gli studenti dell’Ateneo – questa prima sezione del progetto propone, con cadenza mensile e attraverso la voce di intellettuali e amici in ogni modo legati alla città ideale, le pagine che Carlo Bo ha scritto per Urbino e per le grandi figure di artisti e scrittori che ne hanno deciso la civiltà, con le quali del resto Bo ha intrattenuto un dialogo ininterrotto.

Urbino a Raffaello [1984] letto da Simone Dubrovic

Urbino a Raffaello [1984] letto da Simone Dubrovic

Ḕ questo il discorso tenuto da Carlo Bo il 6 aprile 1984, in occasione del V centenario della morte di Raffaello Sanzio, in apertura del Convegno Internazionale: “Studi su Raffaello” (Urbino-Firenze, 6-14 aprile 1984), e qui interpretato e letto da Simone Dubrovic. Recentemente ristampato in trilogia assieme a “Raffaello. Bellezza e verità” e “Urbino e Raffaello” nei “Quaderni della Fondazione Bo” (luglio 2020), la lettura si offre quale intensa interpretazione del discrimine tra il concetto di nascita e quello di origine.

Il vento del Montefeltro [1984] letto da Massimo Raffaeli

Il vento del Montefeltro [1984] letto da Massimo Raffaeli

Scritto come Introduzione al volume Nel segno di Federico, in collaborazione con Pepi Merisio ed Ermete Grifoni, per le Edizioni Bolis 1985, il brano propone, nell’interpretazione di Massimo Raffaeli, la vasta parte introduttiva strettamente dedicata a Urbino quale indiscutibile capitale di un territorio toccato da una grazia naturale unica: dal mare ai dorsi d’Appennino che specialmente lo connotano.

Urbinate per sempre [1984] letto da Silvio Castiglioni

Urbinate per sempre [1984] letto da Silvio Castiglioni

Pronunciato a pochi mesi dalla sua nomina a Senatore a vita, voluta da Sandro Pertini, Urbinate per sempre è il discorso che Carlo Bo ha tenuto il 10 settembre 1984, nella Sala del Trono del Palazzo Ducale di Urbino, dedicandolo alla città e a quella “casa” che per lui è stato l’Ateneo urbinate: una casa vivificata da una “rete di sangue e di sentimenti” che l’ha resa irrinunciabile. Il testo, dal titolo rimasto emblematico per forza icastica e identitaria, è interpretato da Silvio Castiglioni.

Architetture della luce e dello spirito

Architetture della luce e dello spirito

Con questo titolo, il progetto intende tornare a riflettere sulla forza utopica e reale del disegno culturale che Carlo Bo ha messo in atto nel suo immaginare e costruire l’Ateneo di Urbino quasi ad emulazione del Palazzo e della città di Federico di Montefeltro. Tutti gli scritti che Bo ha dedicato a Urbino consuonano, nello spirito e nelle forme, con un’idea di ‘rinascimento’ dell’Università, e quindi della città – nell’immediato secondo dopoguerra, e oltre – in qualche modo speculari al Rinascimento federiciano, e comunque nutriti di quello spirito, di quelle forme, di quella bellezza, di quella verità. E quelle pagine, di grande e universale forza divulgativa, ancora attualissime, sono oggi propedeutiche a un’idea di cultura che, sospinta e costretta dalla pandemia quasi alla sola stretta prossimità di rapporti e di pensieri, torni ad essere – o meglio si proponga d’essere – di respiro internazionale.

I partner 

Lo specchio dell’origine

Tra gli scritti di grande divulgazione, nati in collaborazione con importanti fotografi, quelli dedicati da Carlo Bo alla propria terra d’origine, e a quella d’elezione, si offrono a noi come i più numerosi e i più profondi, e appunto raccontati quasi intimamente come si trattasse di rintracciare quasi una doppia radice, una doppia nascita.

Per suggellare il legame naturale e ideale tra questi luoghi duplicemente necessari, e condividere le celebrazioni del ventennale, la mostra Carlo Bo, Il Palazzo Ducale. Parole e immagini nelle stanze, attiva in Urbino presso Palazzo Passionei, e fruibile sino alla fine di giugno (online o in presenza in ragione dei decreti ministeriali per la pandemia) si trasferirà nell’estate, e nella sua completezza – che consiste di immagini, letture, pubblicazioni – grazie alla sensibile accoglienza del Sindaco Valentina Ghio, a Sestri Levante, nel cuore della non dimenticata infanzia.

Aderisce a questa sezione di ricerca: il Comune di Sestri Levante. 

I ‘teatri’ di Palazzo Ducale

Attraverso una ricerca esperienziale, ma anche teorico-metodologica, questo ambito progettuale intende fermare, nello sguardo fotografico, la pregnanza scenica e scenografica, o teatrale tout court, dei molti luoghi del Palazzo Ducale di Urbino, incastonati nell’architettura del palazzo stesso o della città, e quasi esibiti come spazi concreti e astratti di teatralità reale e possibile. Si tratterà insomma di rappresentare un’idea di architettura e di città come personaggio e come scena, eventualmente anche assecondando modi di racconto – del particolare e dell’universale – che l’occhio fermo dell’immagine avrà saputo scoprire, quasi liberando le cose da una forma da troppo tempo decisa, o da un significato che nasconde valenze altrimenti possibili, simili ad epifanie.

Aderisce a questa sezione di ricerca: 
Paolo Semprucci, docente del corso di Fotografia dei Beni Culturali dell’ISIA di Urbino.

Architettura scritta. Spazio narrato e parole ‘costruite’

In questo ambito di ricerca si farà riferimento a quella ‘stratificazione’ di letture che, nel Novecento, sono state date del Palazzo Ducale di Urbino: dalle molte pagine di Carlo Bo, sino, à rebours, a quelle di Luigi Serra, di Pasquale Rotondi, ovvero di scrittori e artisti che abbiano pienamente vissuto il palazzo e la città, come Bruno da Osimo, Bruno Ceci, Francesco Carnevali; come Paolo Volponi, Vincenzo Cardarelli, Valerio Volpini etc.

 

Saranno, queste, occasioni d’incontro per giungere ad esiti di scrittura critica o creativa che verranno presentati in lettura, e quindi pubblicati in digitale e/o in cartaceo.

 

Una specifica sezione, con le medesime finalità, verrà riservata alle scritture rinascimentali che del palazzo hanno fatto propria la scena.

 

Sul versante didattico, e in considerazione del fatto che il testo Il Palazzo Ducale di Urbino. Una visione aperta e libera, ha avuto solamente traduzioni in francese, sono ipotizzabili traduzioni in inglese e in spagnolo, come esercitazione scolastica.

 

Aderiscono a questa sezione di ricerca:
Denise Caterinacci, Senior Instructor of Italian – Case Western University, Cleveland; Simone Dubrovic, Full Professor – Kenyon College di Gambier, Ohio; Marco Faini, Marie Sklodowska Curie Fellow – Università Ca’ Foscari di Venezia; Paola Ugolini, Associate Professor – University at Buffalo.

 

 

Il museo nascosto

Ci sono luoghi del Palazzo Ducale, di questo organismo vitale che era il palazzo nella sua origine che, nati come spazi di servizio, per la loro austera e scabra nudità, per l’incredibile sistema di vuoti e pieni che richiamano le più note architetture romane, si offrono oggi a suggestive ipotesi espositive quasi fossero un incrocio di linguaggi, o addirittura uno scontro con l’estrema contemporaneità.

Nel giuoco di queste antitesi si costruirà un’esperienza didattica, rivolta agli studenti di architettura di San Antonio (Texas) che hanno una loro sede in Urbino, per valutare e proporre, tra soluzioni architettoniche, design ed espressioni musicali, ipotesi di fruizione degli spazi ipogei quali luoghi espositivi di collezioni d’arte – immaginate in virtuale- che muovendo dai testi di Carlo Bo sul Palazzo Ducale sappiano ricostruire i suoi dialoghi metafisici sull’architettura tenuti, tra il silenzio e l’intesa, con Giancarlo De Carlo.

Aderiscono a questa sezione di ricerca:
Monica Mazzolani, MTA Associati – Giancarlo De Carlo Associati; Antonio Troisi, MTA Associati – Giancarlo De Carlo Associati; John Murphy, Dean of the College of Architecture Construction and Planning – University of Texas at San Antonio; Curtis Fish – University of Texas at San Antonio; Derryl Olenbush – University of Texas at San Antonio.