{"id":255676,"date":"2021-12-23T09:39:10","date_gmt":"2021-12-23T09:39:10","guid":{"rendered":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/?page_id=255676"},"modified":"2021-12-25T09:51:39","modified_gmt":"2021-12-25T09:51:39","slug":"cittadino-di-urbino-1959-letto-da-giorgio-calcagnini","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/home\/cittadino-di-urbino-1959-letto-da-giorgio-calcagnini\/","title":{"rendered":"Cittadino di Urbino [1959] letto da Giorgio Calcagnini"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; background_color=&#8221;#000000&#8243; background_enable_image=&#8221;off&#8221; custom_padding=&#8221;||30px||false|false&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_4,1_2,1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; custom_padding=&#8221;64px|||||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_text_color=&#8221;#da3b26&#8243; header_text_color=&#8221;#ffffff&#8221; text_orientation=&#8221;center&#8221; module_alignment=&#8221;center&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<h1 style=\"text-align: left;\">Cittadino di Urbino [1959] Letto da Giorgio Calcagnini<\/h1>\n<h2 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #da3b26;\"><span style=\"caret-color: #da3b26;\">L&#8217;Ateneo ricorda Carlo Bo\u00a0nell&#8217;anno ventennale della sua scomparsa.<\/span><\/span><\/h2>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_video src=&#8221;https:\/\/youtu.be\/570Sc9dU8dA&#8221; thumbnail_overlay_color=&#8221;rgba(0,0,0,0.6)&#8221; _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][\/et_pb_video][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_text_color=&#8221;#ffffff&#8221; text_font_size=&#8221;18px&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;]<\/p>\n<p>[\u2026] Nell\u2019ottobre scorso si sono compiuti vent\u2019anni da quando sono venuto per la prima volta in Urbino, accompagnato dal mio Preside, professor Rebora. Venivo per iniziare il mio insegnamento come incaricato di letteratura francese della nuova Facolt\u00e0 di Magistero: sono passati vent\u2019anni, sono ancora qui, non ho fatto la solita carriera universitaria legata a tappe ben precise, ma penso di aver guadagnato molto in questo cambio di rotta o, soltanto, in questo rallentamento di tempi. Quello che ho imparato a Urbino sul piano umano vale molto di pi\u00f9 per una buona intelligenza della vita: \u00e8 di per s\u00e9 un premio.<\/p>\n<p>Quando sono arrivato, in quella lontana domenica d\u2019ottobre del 1938, portavo con me soltanto il piccolo bagaglio della mia cultura, ero soprattutto un letterato di avanguardia che aveva costruito \u2013 un po\u2019 per ragioni di natura, un po\u2019 perch\u00e9 spinto dalle ragioni del tempo che allora non erano fatte per consolare \u2013 tutto il suo edificio al di fuori della realt\u00e0.<\/p>\n<p>La cultura era un\u2019operazione chiusa da svolgersi lontano dal contatto con gli altri uomini. Fu allora che cominciai a godere qualcosa, a guadagnare dall\u2019Universit\u00e0: quella cultura si era rivelata inutile, bisognava adattarla alla misura degli studenti, a chi chiedeva una forma di dialogo pi\u00f9 umile e pi\u00f9 concreto. Non fu facile ritagliarmi sulla vecchia sagoma ambiziosa e segreta un\u2019immagine pi\u00f9 aderente, pi\u00f9 viva ma alla fine riuscii a trovare che cosa era necessario per parlare, per farsi capire, insomma per stabilire quel contatto senza di cui la scuola muore.<\/p>\n<p>Infine quando i colleghi nel 1947 mi elessero Rettore ebbi modo di allargare ancora di pi\u00f9 il campo della visione pratica. Fino a quel momento, pur avendo fatto uno sforzo per accostarmi agli studenti, le cose erano rimaste sul piano puramente culturale: ignoravo quello che \u00e8 il fondo primo della vita, intravvedendo soltanto, e dal di fuori, l\u2019enorme massa di problemi diretti che angosciava l\u2019esistenza dei nostri studenti. Da allora ho dovuto fare una grande pratica di vicende, di dolori, di pene: lo studente che batte alle porte del Rettore, quando riesca a superare lo stato di timidezza e di riserbo, \u00e8 molto diverso dallo studente che vediamo a lezione o agli esami. Egli porta con s\u00e9 tutto il capitale di memorie, porta il segno delle sue tradizioni, della sua educazione, della sua famiglia: insomma porta il volto vero che per forza di cose viene trascurato o lasciato in ombra nelle relazioni ufficiali. In questo modo cominciai ad avere l\u2019esatta proporzione delle cose: l\u2019Universit\u00e0 non poteva essere soltanto un luogo d\u2019incontro, una sede, un centro culturale ma qualcosa di pi\u00f9 vasto e intimo insieme. Da quel momento ho sempre considerato la nostra Universit\u00e0 come una famiglia, come qualcosa di vivo e che non dovesse essere limitato al giuoco accademico.<\/p>\n<p>[\u2026] Il Professore Canzio Ricci, nei venti anni del suo inimitabile rettorato, ha insegnato a tutti come si possa essere veri nell\u2019umilt\u00e0 e pi\u00f9 ricchi nella consuetudine dell\u2019amicizia. \u00c8 dunque a lui che devo per primo rendere l\u2019onore che mi fate oggi, a Lui e a tutti i colleghi che ho conosciuto e imparato a stimare in cos\u00ec lungo spazio di tempo e che mi hanno aiutato, sostenuto e incoraggiato. [\u2026]<\/p>\n<p>Sono, dunque, queste preziose qualit\u00e0 umane a fare dell\u2019Universit\u00e0 una sede unica per chi intende cercare nella scuola qualcosa di pi\u00f9 profondamente legato alla radice della vita. Ora io non ho ancora finito di imparare, di correggere il mio naturale distacco dalle cose, dalla realt\u00e0 e questo dono che mi \u00e8 stato fatto, che mi si fa ancora di umanit\u00e0 vale molto di pi\u00f9 di quello che, bene o male, ho fatto e della piccola parte di dottrina che sono in grado di mettere a disposizione dei miei studenti. Perch\u00e9 se mi chiedo \u201cche cosa ho fatto?\u201d, misuro soltanto velleit\u00e0, omissioni, insomma quasi nulla. Quando devo tirare le somme di vent\u2019anni di insegnamento e di dodici anni di rettorato, non posso che restare sgomento di fronte al mio debito. Ma passato questo tempo di incertezza e di stupore, faccio una promessa che non vale soltanto per me ma per tutti i miei Colleghi e per i funzionari dell\u2019Universit\u00e0. Voglio che sia una promessa solenne, sinceramente dichiarata davanti a Lei, signor Sindaco, e alla Giunta e al Consiglio Comunale, davanti alle Autorit\u00e0 che hanno voluto rendere pi\u00f9 solenne la cerimonia e infine di fronte alla cittadinanza, a questo popolo gentile di Urbino: prometto che faremo tutto il possibile non solo per difendere l\u2019Universit\u00e0 ma anche per potenziarla, per renderla sempre pi\u00f9 agile, viva, attuale.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un patrimonio incalcolabile che traspare dagli ori delle memorie e della tradizione, c\u2019\u00e8 un fondo di rispetto e di amore per l\u2019uomo che proprio in questo stupendo palazzo ha avuto, molti secoli fa, la sua straordinaria consacrazione, ebbene noi aspiriamo \u2013 se non \u00e8 un\u2019ambizione troppo alta \u2013 a mantenere viva quella luce, a fare in modo che l\u2019Universit\u00e0 rappresenti per Urbino non una scuola come ce ne sono tante, ma una scuola particolare, dove la libert\u00e0, i diritti dell\u2019uomo siano costantemente rispettati e nell\u2019insegnamento e nei rapporti con i nostri studenti. \u00c8 un duro lavoro di inserimento: lasciatelo dire da chi viene da un paese forse altrettanto bello ma non toccato dalla storia, dal lavoro pi\u00f9 alto degli uomini, lasciatevelo dire: la memoria di Urbino \u00e8 troppo forte, a volte appare schiacciante, quasi certamente quello che \u00e8 stato fatto qui, quella coincidenza unica di miracoli del Rinascimento non si verificher\u00e0 pi\u00f9, ebbene non importa, noi abbiamo il dovere di imitare quel modello di vita, imitarlo da uomini di oggi e nel segno dell\u2019amore, della piet\u00e0 e della carit\u00e0 degli uomini, in un mondo che sembra aver dimenticato questi limiti indispensabili.<\/p>\n<p>E dico \u201cnoi\u201d, dico \u201cdobbiamo\u201d perch\u00e9 oggi non parlo soltanto come un professore o il Rettore dell\u2019Universit\u00e0 ma come un cittadino di Urbino, con la speranza che un onore si traduca immediatamente in una forma di attiva collaborazione. Ed \u00e8 come cittadino che voglio qui ringraziare il Sindaco e tutti gli altri cittadini di Urbino che tengono alta nel cuore l\u2019Universit\u00e0 e hanno imparato a sentirla viva, aperta, gelosa della sua antichissima libert\u00e0.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">[Pronunciato nella Sala del Trono di Palazzo Ducale nell\u2019occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Urbino il 26 aprile 1959, e quindi pubblicato dall\u2019Amministrazione Comunale di Urbino nel volume: Una cerimonia democratica. Per il conferimento della cittadinanza onoraria a Carlo Bo, Rettore Magnifico dell\u2019Universit\u00e0, questo testo emblematico del rapporto identitario che Carlo Bo ebbe con l\u2019Istituzione che rappresentava, e con la citt\u00e0 ducale, entr\u00f2 poi a far parte del volume: Carlo Bo, Discorsi rettorali, Argalia, Urbino 1973, e quindi del volume: Parole sulla citt\u00e0 dell\u2019anima, a c. di G. Santini, Comune di Urbino 1997, e del volume: Citt\u00e0 dell\u2019anima. Scritti sulle Marche e i marchigiani, a c. di U. Vogt, Ancona, Il Lavoro Editoriale 2000. Qui \u00e8 interpretato da Giorgio Calcagnini, duplicemente cittadino di Urbino, per nascita e mandato rettorale.]<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">Voce: <strong>Giorgio Calcagnini &#8211;\u00a0<\/strong>Fotografia: <strong>Bob Krieger<\/strong><\/span><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pronunciato nella Sala del Trono di Palazzo Ducale nell\u2019occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Urbino il 26 aprile 1959, e quindi pubblicato dall\u2019Amministrazione Comunale di Urbino nel volume Una cerimonia democratica. 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