{"id":255631,"date":"2021-09-25T08:53:01","date_gmt":"2021-09-25T08:53:01","guid":{"rendered":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/?page_id=255631"},"modified":"2021-10-25T10:07:19","modified_gmt":"2021-10-25T10:07:19","slug":"la-luce-di-piero-1992-letto-da-monica-mazzolani-e-antonio-troisi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/home\/la-luce-di-piero-1992-letto-da-monica-mazzolani-e-antonio-troisi\/","title":{"rendered":"La luce di Piero [1992] letto da Monica Mazzolani e Antonio Troisi"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; background_color=&#8221;#000000&#8243; background_enable_image=&#8221;off&#8221; custom_padding=&#8221;||30px||false|false&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_4,1_2,1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; 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capitale perenne dell\u2019arte confrontata alla natura: un pittore guarda, fa sua la natura e poi ci restituisce qualcosa che non \u00e8 pi\u00f9 soggetta a modificazioni e a correzioni.<\/p>\n<p>Credo che ogni urbinate che si sia interrogato sulla grazia della sua terra abbia sempre fatto riferimento a questo artista che per tre anni ha lavorato nella nostra citt\u00e0: un riferimento che fa ameno di confronti, \u00e8 una cosa che c\u2019\u00e8 e rimarr\u00e0 fino a quando il tempo non canceller\u00e0 le ultime tracce di questo tipo di naturale convivenza.<\/p>\n<p>Direi che \u00e8 uno dei casi di quella costanza fra opera e paese di cui parla un poeta francese dei nostri tempi, Bonnefoy, che ha sempre saputo guardare Piero con gli occhi dell\u2019intelligenza amorosa.<\/p>\n<p>Ma quando si passa ad analizzare meglio tale rapporto ci si accorge che tanta luce contiene una parte di mistero fino a presumere una delle tante ipotesi che si sono fatte\u00a0 e si faranno sull\u2019arte di Piero e cio\u00e8 che al di l\u00e0 della scienza invocata e stabilita c\u2019\u00e8 qualcosa che investe e dissolve la cura, lo scrupolo e la pazienza della rappresentazione.<\/p>\n<p>La conferma ci viene dai due maggiori dati del suo genio, la luce e il paesaggio che non sono pi\u00f9 soltanto delle nuove soluzioni ma sono l\u2019indice di una seconda visione che presiede alla creazione dei suoi grandi quadri.<\/p>\n<p>Mi sembra che non si possano considerare soltanto come delle scoperte, come una delle rare deviazioni rispetto alla storia e alla tradizione, ma come delle spie di una diversa coscienza dell\u2019arte, meglio come una confessione e un\u2019invocazione.<\/p>\n<p>Per quello che ci racconta \u00e8 stato fatto un grande lavoro critico, a partire dal capolavoro di Roberto Longhi, maestro di critica ma anche di scrittura, sicch\u00e9 sappiamo molte cose delle ragioni storiche, delle illusioni, insomma di quello che l\u2019artista ha calato dentro le sue rappresentazioni epper\u00f2 tutto serve, tutto ci soddisfa ma non annulla il significato di quella luce, il senso di quei paesaggi che non sono appena degli omaggi alla propria storia personale una sorta di seconda firma apposta sull\u2019opera finita.<\/p>\n<p>Direi che ci siano in queste due costanti il dato del mistero, tutta una serie di domande che devono pure avere tormentato l\u2019artista anche nei momenti di maggiore soddisfazione e di pace interiore.<\/p>\n<p>Sono due elementi \u2013 se si guarda bene \u2013 che non consentono insinuazioni di nessun genere e alla fine stanno al di fuori di ogni possibile ricognizione storica e sono infatti i segni immutabili dell\u2019eterno, le punte vive del nostro destino di uomini.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista non ci sembra pi\u00f9 consentito parlare di sistemazione o di collocazione ma al contrario ci sembra doveroso parlare di un contrasto o di contrapposizione: da una parte la storia divina e umana e dall\u2019altra uno scenario che non sopporta distinzioni, separazioni, essendo un unicum che, come dicevamo, appartiene al dominio del mistero.<\/p>\n<p>N\u00e9 sembri una contraddizione tale rapporto fra la luce e il buio del mistero, fra l\u2019anonimato della terra e la gloria della storia.<\/p>\n<p>\u00c8 quel mistero della luce piena di cui parlava uno scrittore del passato, il Barr\u00e8s, e che coincide con il sentimento della nostra impotenza o della nostra limitatezza.<\/p>\n<p>La gran luce di Piero invece non ha limiti e i suoi paesaggi sono dotati di una straordinaria forza di propulsione e di ripetizione all\u2019infinito: due cose che separano nettamente il regno del conoscibile, del visibile e il regno dell\u2019invisibile e del simbolico.<\/p>\n<p>Ecco che allora le rappresentazioni sacre e umane appaiono come degli escamotages, degli accorgimenti solenni per impedire la vittoria della morte, i soprusi del mistero.<\/p>\n<p>Le rappresentazioni sono per questo fedeli ai testi sacri dell\u2019umanit\u00e0, potremmo dire scrupolosi dal momento che implicano molte conoscenze e recuperano motivi e elementi propri della grande storia.<\/p>\n<p>Se non avessimo paura di abusare, di esagerare, vorremmo dire che Piero ha confessato indirettamente questi sospetti fornendoci la prova della bont\u00e0 delle nostre supposizioni con il suo proposito di fare dell\u2019arte della scienza, di chiudere dentro limiti ben precisi la forza e l\u2019intensit\u00e0 del visibile.<\/p>\n<p>Del resto ci\u00f2 che ci sembra di cogliere nella sua impresa \u00e8 stato sempre pi\u00f9 confermato tutte le volte che ci si soffermi a misurare la gloria e la miseria dell\u2019arte.<\/p>\n<p>Nel nostro caso, c\u2019\u00e8 un particolare della <em>Resurrezione<\/em> che ci ha sempre colpito nei moti di questi ragionamenti: penso al soldato ai piedi della tomba del Cristo risorto che si tappa gli occhi, non si sa per il terrore della visione o per rientrare nel sonno.<\/p>\n<p>\u00c8 un po\u2019 l\u2019altra parte della figura in cui si ravvisa lo stesso artista, il suo volto stanco, il gozzo: Piero dorme pesantemente, il soldato \u00e8 posto \u2013 lui per primo \u2013 di fronte al mistero e alla domanda angosciata: \u00e8 il Cristo risorto, \u00e8 la sconfitta della morte o, meglio ancora, il terrore di guardare oltre, al di l\u00e0 della realt\u00e0?<\/p>\n<p>\u00c8 certo un atteggiamento passeggero che poi, subito dopo il disvelamento della Resurrezione, dell\u2019ultimo miracolo sar\u00e0 condannato a scomparire, ma tuttavia \u00e8 un indizio di quella che senza dubbio Piero come del resto tutti gli uomini sentono, il difficile passaggio tra la realt\u00e0 e il mistero, fra le cose visibili e la parte dell\u2019invisibile che le avvolge.<\/p>\n<p>Che poi \u00e8 ci\u00f2 che il pittore fa tutte le volte che sistema le sue storie dentro il mondo, che conosciamo soltanto dall\u2019esterno o le bagna nella luce che \u00e8 sempre di un\u2019altra natura e sconfigge il nero della storia.<\/p>\n<p>Non si insister\u00e0 mai abbastanza sul potere e la virt\u00f9 di questa luce, sulla forza di ammorbidimento dei suoi paesaggi, insomma sulla forza del mistero che compone le cose e ricompatta le azioni degli uomini non le assolve ma le spiega.<\/p>\n<p>Cosa che non sanno fare i protagonisti della <em>Flagellazione<\/em>, vittime di altri misteri e per questo imperscrutabili.<\/p>\n<p>La grande luce inventata da Piero \u00e8 una medicina per i nostri mali, cura le asperit\u00e0, le violenze, quel dato eterno che avvelena le ragioni della nostra storia.<\/p>\n<p>Mi si dir\u00e0 che proprio per questo aveva letto secondo lo spirito di nobilt\u00e0 e di grandezza le nostre vicende e aveva sin dalla nascita o addirittura dal parto esaltato la nostra dignit\u00e0 ma le sue storie si tengono fra la vita e la morte, nonostante tutto partecipano della festa del sangue mentre la luce, i paesaggi sono fatti di materia celeste, sono \u2013 come si sarebbe detto molti secoli dopo \u2013 poesia pura.<\/p>\n<p>Non \u00e8 dunque un caso che l\u2019artista sia tornato in forze nel nostro secolo che della poesia pura \u00e8 stato testimone e molti pittori italiani del Novecento lo abbiano inserito nel libro dei maestri.<\/p>\n<p>Questa mi sembra la lezione stupenda che ha dato, d\u00e0 e dar\u00e0 Piero anche agli ignari, anche ai poveri passeggeri come me che lo hanno sempre guardato nel chiuso del Palazzo e soprattutto dentro le vene poetiche del paese: una lezione che trova ogni giorno conferma.<\/p>\n<p>Le mie umili, semplici e modeste parole vadano ad aggiungersi allo sterminato lavoro dei dotti e degli scrutatori, non hanno nessuna pretesa, solo quella di rendere grazie a un inventore che ha fatto della bellezza una ragione giustificata e spiegata.<\/p>\n<\/div>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.9.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;]<span style=\"color: #ffffff;\">[\u00c8 I\u2019intervento effettuato quale Relazione inaugurale in occasione delle Celebrazioni urbinati per il quarto centenario della morte di Piero della Francesca. Profondo e luminoso, e di esegesi metafisica ed estetica, il testo fu pubblicato inizialmente su \u201cL\u2019Esagono\u201d, n. 2 (1992), col titolo: La luce di Piero, e quindi ristampato in Citt\u00e0 e Corte nell\u2019Italia di Piero della Francesca. Atti del convegno internazionale di studi, Urbino 4-7 ottobre 1992, a cura di Claudia Cieri Via, Marsilio, Padova 1996, pp. 19-22. Viene qui interpretato con amicizia e coinvolta partecipazione, anche per il grande lavoro svolto in Ateneo, da Monica Mazzolani e Antonio Troisi, dello \u201cStudio Giancarlo De Carlo e Associati\u201d.]<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">Voci: <strong>Monica Mazzolani e Antonio Troisi &#8211;\u00a0<\/strong>Fotografia: <strong>Bob Krieger<\/strong><\/span>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 I\u2019intervento effettuato quale Relazione inaugurale in occasione delle Celebrazioni urbinati per il quarto centenario della morte di Piero della Francesca. 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