{"id":255571,"date":"2021-07-25T10:15:50","date_gmt":"2021-07-25T10:15:50","guid":{"rendered":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/?page_id=255571"},"modified":"2021-07-26T11:13:55","modified_gmt":"2021-07-26T11:13:55","slug":"a-casa-del-duca-1982-letto-da-angelo-trezza-prima-parte","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/home\/a-casa-del-duca-1982-letto-da-angelo-trezza-prima-parte\/","title":{"rendered":"A casa del Duca [1982] letto da Angelo Trezza (Seconda parte)"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; background_color=&#8221;#000000&#8243; background_enable_image=&#8221;off&#8221; custom_padding=&#8221;||30px||false|false&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_4,1_2,1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; custom_padding=&#8221;64px|||||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.9.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_text_color=&#8221;#da3b26&#8243; header_text_color=&#8221;#ffffff&#8221; text_orientation=&#8221;center&#8221; module_alignment=&#8221;center&#8221;]<\/p>\n<h1 style=\"text-align: left;\">A casa del Duca [1982] \u2014 Seconda parte<\/h1>\n<h2 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #da3b26;\"><span style=\"caret-color: #da3b26;\">L&#8217;Ateneo ricorda Carlo Bo\u00a0nell&#8217;anno ventennale della sua scomparsa.<\/span><\/span><\/h2>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_video src=&#8221;https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8hMnRfBDvlc&#8221; thumbnail_overlay_color=&#8221;rgba(0,0,0,0.6)&#8221; _builder_version=&#8221;4.9.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_video][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.9.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_text_color=&#8221;#ffffff&#8221; text_font_size=&#8221;18px&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<p>Federico obbedisce a una sola vocazione, migliorare l\u2019uomo per renderlo degno di arrivare a Dio, tutti gli altri studioli sono bagnati da un\u2019altra luce, la dilettazione interiore essendo una cosa personale e interessata. Come lo studiolo, c\u2019\u00e8 anche qui la cappella: Federico \u00e8 un uomo intero e anche quando si chiude nella pi\u00f9 chiusa delle sue stanze a colloquio con i grandi del passato o accarezza i suoi codici non dimentica che dietro la porta c\u2019\u00e8 la sua gente che lo aspetta e a cui oltre il cibo offre questo specchio di perfezione.<\/p>\n<p>[\u2026] Ma se ora a distanza di cinquecento anni dalla sua morte quando intorno al suo Palazzo con le ombre \u00e8 cresciuto l\u2019oblio e il mondo, che allora non era stato del tutto scoperto epper\u00f2 conservava una sua unit\u00e0, \u00e8 andato molte volte in frantumi e non si \u00e8 pi\u00f9 ricomposto in un unico sogno, se ora dovessimo cogliere il significato del suo nobile tentativo di estrarre dall\u2019esistenza un simbolo non sapremmo trovare altro che il segno dell\u2019equilibrio, almeno nei limiti che ci consentono i nostri mezzi provvisori e insufficienti. Equilibrio cos\u00ec bene confermato nella costruzione del Palazzo, in quell\u2019amalgama fra terra e cielo, fra strada e visione, fra attenzione al concreto e al reale e quello spregio di fronte al difficile, all\u2019impossibile e al non ancora tentato. Federico non ha risolto con i suoi architetti soltanto un arduo teorema ma ha spalancato sul vuoto il suo cuore ardimentoso, pi\u00f9 coraggioso certo in pace di quanto non lo fosse stato in guerra (la guerra che alla fine avrebbe sigillato il suo orgoglioso e ostinato cammino).<\/p>\n<p>[\u2026] Nella sua mente di costruttore l\u2019abitante del Palazzo avrebbe dovuto perseguire il sogno della perfezione interiore e, di conseguenza, essere pronto a ricevere chi fosse stato toccato dallo stesso spirito di grazia. C\u2019era fra le sue ambizioni l\u2019idea di questo particolare concilio fondato non pi\u00f9 sulle cose della terra (dal momento che la stessa Chiesa aveva tradito per prima questa consegna) ma sulle cose dello spirito, tutto il Palazzo sembra sia costruito per questa funzione. La piazza, il cortile, la scala, il salone, \u00e8 tutta una successione ben visibile e meglio sillabata di passaggi verso l\u2019avvicinamento alla verit\u00e0, dove il pubblico rispettava il privato e viceversa, dove potesse respirare la conversazione, il colloquio, la contemplazione delle opere d\u2019arte. La famosa definizione della casa come citt\u00e0 \u00e8 fedele, riecheggia quelli che erano gli scopi del Duca ma non va letta in senso funzionale, di comodit\u00e0, al contrario va intesa come tesoro, campionario delle cose indispensabili all\u2019educazione dello spirito.<\/p>\n<p>[\u2026] Urbino vive nello stesso tempo nel ricordo di un tempo che ha segnato il cammino dell\u2019Europa e soffre della rivincita delle cose. Le cose, lo spirito di potenza, tutto sembra congiurare contro questa citt\u00e0 dell\u2019anima poetica che rappresenta con Pienza, ma con maggiore forza proprio per la dimora di Federico, uno dei centri di quella che avrebbe potuto diventare l\u2019Italia. Federico aveva indicata la strada, anzi l\u2019aveva costruita e ne aveva raccomandato l\u2019uso nella partecipazione e nella ricerca del bello. \u00c8 spiegabile, \u00e8 intuibile, anche se non \u00e8 giusto, che le cose abbiano cercato la loro rivincita e l\u2019ideale di Federico sia rimasto un fatto unico, irripetibile, qualcosa che non si sposa alla concezione del potere e della forza. Dal silenzio del Palazzo, dalle sue notti, dal sole che cade sulle sue invenzioni ci giunge \u2013 quando siamo in grado di penetrarne la voce \u2013 questa invocazione a non fare dell\u2019esistenza un semplice passaggio tra le cose.<\/p>\n<p>[\u2026] Noi in tal modo non ricordiamo soltanto un piccolo miracolo consentito dai tempi e dalla ferma bellezza di questa terra, noi cerchiamo di illuminare un momento della nostra coscienza intera, quando le rare volte ci \u00e8 permesso di sciogliere la dura e spietata legge dell\u2019interesse personale nel fiume nascosto della partecipazione\u00a0 e della comunione. Sono cose che Federico non ha detto ma ha fatto e fatto con questo spirito e sarebbe colpevole chi lo dimenticasse e questo per rispetto della storia e per amore della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Questi sono alcuni, una parte minima, dei pensieri che chi ha qualche consuetudine con il mondo di Urbino \u00e8 tentato di accogliere e sviluppare ripensando al suo Duca e alla sua storia pubblica e privata. Ma sono pensieri ammonitori, che non si esauriscono nel criterio del bilancio e della rivisitazione e qui tocchiamo il punto della validit\u00e0 e della permanenza del suo insegnamento umanistico. Se il fasto, la bellezza nella loro forma originaria sono scomparsi, se il suo Palazzo \u00e8 oggi un museo, se soprattutto Urbino \u00e8 stato scomposto, diviso e disperso nel mondo c\u2019\u00e8 pur sempre qualcosa che \u00e8 rimasto affidato a queste mura, alla rosa di Federico che non potr\u00e0 sfiorire e cadere. C\u2019\u00e8 l\u2019eco costante delle sue indicazioni, c\u2019\u00e8 il libro delle ambizioni che superano il limite del tempo consumato e che \u00e8 rimasto intatto, come il pi\u00f9 nobile segno della ragione, come uno dei pi\u00f9 memorabili tentativi di strappare l\u2019uomo alla dissoluzione e alla polvere delle cose. Ci\u00f2 che il Duca ha amato e costruito non \u00e8 andato perduto, diciamo ci\u00f2 che riguarda la forza e la libert\u00e0 della coscienza. Lo ripetiamo, non solo l\u2019arte, la bellezza dei suoi tesori devono riportarci nel grande silenzio vivo di questa casa.<\/p>\n<p>A casa del Duca avvertiamo che c\u2019\u00e8 stato e c\u2019\u00e8 ancora qualcosa di diverso e che di diritto appartiene ai domini misteriosi dell\u2019anima. Quando il vento aggredisce il Palazzo cos\u00ec come quando sembra placarsi e vincere la tensione e il disordine propri della nostra natura nell\u2019ora del tramonto, nel caldo dei meriggi estivi, quando la casa per eccellenza sembra cedere alla tentazione dell\u2019oblio, il discorso del suo inventore continua e basta allora sapere aspettare perch\u00e9 avvenga nuovamente il miracolo e tutto della vita nella sua intera e gelosa essenza si rianimi, si riaccenda e abbia finalmente inizio lo spettacolo che il Duca ci ha lasciato. \u00c8 allora che il fango e la miseria delle nostre ragioni quotidiane scompaiono e vengono riscattate da un premio, dall\u2019eterna allusione al poco o nulla di noi che intendiamo salvare, ecco perch\u00e9 vivere a Urbino, all\u2019ombra di Federico e del suo Palazzo \u00e8 una delle occasioni pi\u00f9 ricche di sostanza di vita e di memoria.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.9.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;]<span style=\"color: #ffffff;\">[L\u2019ampio intervento tenuto da Carlo Bo nella Sala del Trono di Palazzo ducale il 20 giugno 1982, in apertura delle Celebrazioni per il Quinto Centenario della morte di Federico di Montefeltro, viene qui restituito nella sua seconda parte, dove particolarmente emerge la prospettiva metafisica di interpretazione dell\u2019opera del Duca. La prima sede editoriale, come gi\u00e0 si segnalava nella lettura che precede, fu quella de \u201cil nuovo Leopardi\u201d, mentre la seconda \u00e8 compresa in \u201cParole sulla citt\u00e0 dell\u2019anima\u201d, a cura di G. Santini, Collana \u201cI luoghi e la storia\u201d, Comune di Urbino 1997. Qui il brano \u00e8 stato affidato alla lettura attoriale di Angelo Trezza.]<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">Voce recitante: <strong>Silvia Cuppini &#8211;\u00a0<\/strong>Fotografia: <strong>Bob Krieger<\/strong><\/span>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ampio intervento tenuto da Carlo Bo nella Sala del Trono di Palazzo ducale il 20 giugno 1982, in apertura delle Celebrazioni per il Quinto Centenario della morte di Federico di Montefeltro, viene qui restituito nella sua seconda parte, dove particolarmente emerge la prospettiva metafisica di interpretazione dell\u2019opera del Duca. 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La prima sede editoriale fu affidata in plaquette alle pagine de \u201cil nuovo Leopardi\u201d, la seconda sede, voluta da Silvia Cuppini, allora Assessore alla Cultura del Comune di Urbino, per festeggiare il Cinquantesimo anniversario di rettorato di Bo, affidata alle pagine di \u201cParole sulla citt\u00e0 dell\u2019anima\u201d, a cura di G. 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