{"id":255552,"date":"2021-06-25T10:38:41","date_gmt":"2021-06-25T10:38:41","guid":{"rendered":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/?page_id=255552"},"modified":"2021-07-26T11:08:36","modified_gmt":"2021-07-26T11:08:36","slug":"a-casa-del-duca-1982-letto-da-silvia-cuppini-prima-parte","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/home\/a-casa-del-duca-1982-letto-da-silvia-cuppini-prima-parte\/","title":{"rendered":"A casa del Duca [1982] letto da Silvia Cuppini (Prima parte)"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; background_color=&#8221;#000000&#8243; background_enable_image=&#8221;off&#8221; custom_padding=&#8221;||30px||false|false&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_4,1_2,1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; custom_padding=&#8221;64px|||||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.9.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_text_color=&#8221;#da3b26&#8243; header_text_color=&#8221;#ffffff&#8221; text_orientation=&#8221;center&#8221; module_alignment=&#8221;center&#8221;]<\/p>\n<h1 style=\"text-align: left;\">A casa del Duca [1982] \u2014 Prima parte<\/h1>\n<h2 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #da3b26;\"><span style=\"caret-color: #da3b26;\">L&#8217;Ateneo ricorda Carlo Bo\u00a0nell&#8217;anno ventennale della sua scomparsa.<\/span><\/span><\/h2>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_video src=&#8221;https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=CWltJb5ItHg&#8221; thumbnail_overlay_color=&#8221;rgba(0,0,0,0.6)&#8221; _builder_version=&#8221;4.9.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_video][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.9.7&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_text_color=&#8221;#ffffff&#8221; text_font_size=&#8221;18px&#8221;]<\/p>\n<p>Il 20 giugno 1982, in apertura delle celebrazioni per il Quinto Centenario della morte di Federico di Montefeltro, Carlo Bo tenne questo discorso nella Sala del Trono di Palazzo ducale, testo poi pubblicato ne \u201cil nuovo Leopardi\u201d, Urbino 1982, quindi in Carlo Bo, Parole sulla citt\u00e0 dell\u2019anima, a c. di G. Santini, Urbino, Assessorato alla Cultura, 1997. L\u2019ampiezza del testo, e nondimeno la sua importanza, hanno consigliato di restituirlo qui in due parti, delle quali appunto la presente letta da Silvia Cuppini, storica dell\u2019Arte Contemporanea, che ha conosciuto Bo come docente, e quindi come suo Rettore, ed anche come principale interlocutore negli anni in cui ha guidato l\u2019Assessorato alla Cultura, guidando tra l\u2019altro la pubblicazione del \u201997, per celebrare il cinquantesimo anniversario di rettorato del Magnifico.<\/p>\n<p>\u201cDux Federicus eram Montefeltrius: extat ymago\/ haec mea vera quidem: sum modo cum superis\u201d. [Ero il Duca Federico di Montefeltro. Rimane di me questa immagine veritiera. Ora sono con i celesti]. Questa affermazione al passato ritrova nel Palazzo ducale di Urbino una sorprendente riduzione o \u2013 se si preferisce \u2013 esaltazione al presente. Chi parla \u00e8 Federico di Montefeltro, chi ci guida \u00e8 lui e noi ci troviamo spiazzati nella parte degli spettatori o a dirittura di chi deve inventare per se stesso un\u2019immagine.<\/p>\n<p>Molti anni fa un collega della nostra Universit\u00e0 e storico di sottile spirito critico, Fabio Cusin, a un certo punto della sua indagine sui Duchi si sentiva autorizzato a concludere: \u201cl\u2019opera politica di Federico Montefeltro, anche se ci\u00f2 pu\u00f2 apparire un paradosso, \u00e8 il Palazzo ducale di Urbino\u201d. Oggi tocca a noi cos\u00ec inferiori e per dottrina e per sagacia critica riprendere il discorso su Federico, ripartire dall\u2019affermazione di Cusin e tentare di fare il cammino alla rovescia, vedere o rivedere attraverso quali idee e quali ambizioni Federico era arrivato a questo splendido fiore della poesia, cercare di capire da che cosa era animato epper\u00f2 scoprire il nodo delle radici culturali e spirituali da cui \u00e8 nata questa pianta che illustra la fragile figura dell\u2019uomo. E questo non per tradire quella che \u00e8 stata l\u2019esperienza umana di Federico, al contrario per accompagnare le sue imprese con un\u2019interpretazione che meglio si avvicini al quadro dell\u2019altra storia, in rapporto alle motivazioni del suo genio e alle aspirazioni del suo spirito.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 stato Federico, il Federico dell\u2019arte militare, il diplomatico, il politico e infine il mecenate penso sia nella memoria di tutti, di chi ha avuto la fortuna di nascere in questo paese dell\u2019anima italiana, di chi ci \u00e8 venuto per lavoro, e naturalmente di quanti abbiano passato soltanto poche ore all\u2019ombra o dentro il Palazzo. Pi\u00f9 difficile invece ricordare il numero e la qualit\u00e0 dei segni, la forza del simbolo che la figura e le opere di Federico rappresentano. In tal senso esistono al proposito due possibilit\u00e0 di discorso: il primo ufficiale legato ai documenti, al monumento, alla traccia segnata nel libro della storia e il secondo per certi aspetti molto pi\u00f9 vivo, di un\u2019attualit\u00e0 eterna e che riguarda l\u2019immagine maggiore di Federico con il disegno perfetto della sua esistenza. [\u2026]\u00a0c\u2019\u00e8 un Federico che rientra nella storia di un secolo lontano e un Federico che pu\u00f2 dire \u201csum\u201d e non ha tempo, non \u00e8 vincolato dalle ragioni del tempo che si trascina sempre dietro, fango, polvere, oblio e fatica. Ora se accettiamo la proposta di Cusin e ripartiamo da questo Palazzo troviamo subito un dato inoppugnabile, la vita di Federico ha obbedito a una visione della storia che non era tutta o in gran parte del suo tempo, vogliamo dire che del capitale che gli era stato trasmesso dalla famiglia e dalla storia del suo tempo ha saputo individuare le parti che andavano abbandonate e quelle che andavano riprese e vivificate. Naturalmente in questa opera di individuazione e di riscatto ebbe all\u2019inizio un grande aiuto dall\u2019insegnamento di Vittorino da Feltre, suo maestro a Mantova.<\/p>\n<p>Vittorino gli aveva insegnato la regola degli equilibri, soprattutto l\u2019uso dell\u2019intelligenza, quel saper guardare le cose non soltanto dal punto di vista dell\u2019opportunit\u00e0 e della convenienza. Su questa traccia si \u00e8 mosso l\u2019uomo d\u2019armi, il politico e il diplomatico: tre immagini che in seguito ci porteranno a quella capitale del vero Federico.<\/p>\n<p>Come militare Federico sa impostare in maniera originale, quella che doveva essere la sua professione, ci\u00f2 che l\u2019immediata eredit\u00e0 gli imponeva: combattere ma il minimo indispensabile in modo da passare dall\u2019azione alla discussione, dalle armi al giuoco delle idee. Non basta, la guerra doveva essere la premessa \u2013 la pi\u00f9 rapida possibile \u2013 della pace e la pace cos\u00ec diventava qualcosa di pi\u00f9 di un riferimento formale o di un facile e comodo schermo della guerra ma lo scopo, la grande idea per l\u2019avvento di una nuova et\u00e0 non pi\u00f9 basata sul principio della violenza e della forza. A questa pace fatalmente avrebbero obbedito il politico e il diplomatico e ancora alla pace nell\u2019azione sarebbe dovuta seguire la pace dell\u2019intelligenza, della lettura, degli studi e dell\u2019arte [\u2026].<br \/>Nella visione di Federico il Palazzo doveva essere una casa \u2013 bella quanto si vuole, preziosa quanto si vuole \u2013 ma casa aperta a tutti, dove tutti potessero entrare liberamente e parlare con il Duca. Ma c\u2019\u00e8 un\u2019apparente contraddizione in quanto abbiamo appena detto: questa casa che \u00e8 un miracolo dell\u2019architettura, della geometria e della matematica \u00e8 pur sempre opera di un architetto militare e in origine obbedisce al criterio della potenza e della forza. Ma si tratta di una contraddizione che non tiene e del resto l\u2019evoluzione stessa dell\u2019opera, il segno della trasformazione costante cui l\u2019ha intitolato il Duca sta a dimostrarci che proprio nel corso della costruzione c\u2019\u00e8 stata tutta una serie di variazioni che corrispondono ai mutamenti filosofici del suo inventore.<br \/>La contrapposizione fra le due facciate \u2013 la prima condotta sulla ripetizione del \u201cgi\u00e0 fatto\u201d e la seconda creata, inventata e imposta alle stesse leggi della geometria \u2013 \u00e8 un\u2019ulteriore prova del distacco dalla tradizione, della separazione che qui \u00e8 stata fissata per sempre fra due modi di intendere la vita. Non pi\u00f9 chiusura verso l\u2019esterno, non pi\u00f9 rifiuto della gente, non pi\u00f9 il principio orgoglioso di una casta o di una famiglia privilegiata ma l\u2019invito alla convivenza pacifica, al colloquio e alla partecipazione, per quanto fossero allora consentiti. Il Palazzo denuncia questo slittamento dal principio della forza e dell\u2019autorit\u00e0 a quello della bellezza, dell\u2019offerta di bellezza intesa, oltre che come piacere dell\u2019occhio, come rammemorazione delle nostre ambizioni intellettuali e spirituali. [\u2026]<\/p>\n<p>Se [Federico] fosse rimasto legato al passato non si sarebbe posto mete del genere, si sarebbe limitato a fare la guerra e a godere il frutto, la preda delle sue conquiste terrene. Le armi gli servono per dare da vivere alla sua gente, per costruire il suo Palazzo e per chiamare da tutte le parti del mondo gli artisti che avrebbero avuto il compito di sigillarlo con la loro arte. La ricchezza non la usa per arricchire i suoi depositi, \u00e8 in tal senso un amministratore anomalo e che va contro le leggi dell\u2019economia. Lo ha detto anche qui molto bene il Cusin:<br \/>\u201cFederico rimane lass\u00f9, pago di ogni ambizione di conquista. Essere al piano il servo di chi pagava le sue prestazioni militari per poter far trionfare l\u2019aquila del Montefeltro, lass\u00f9 nel cielo urbinate, anzi molto pi\u00f9 in alto, nella sua intima vita spirituale, dove nessun invidioso e nessuna manovra politica ostile avrebbe potuto snidarla: in quello studiolo riservato nel grande Palazzo, piccolo rifugio per il pensatore solitario [\u2026]\u201d.<br \/>Ecco la conquista suprema, per la quale forse non occorreva essere principi\u201d.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;]<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">[Si tratta del discorso, particolarmente ampio, e che pertanto restituiremo in due parti successive, che Carlo Bo ha tenuto, nella Sala del Trono di Palazzo ducale, il 20 giugno 1982, in apertura delle Celebrazioni per il Quinto Centenario della morte di Federico di Montefeltro. La prima sede editoriale fu affidata in plaquette alle pagine de \u201cil nuovo Leopardi\u201d, la seconda sede, voluta da Silvia Cuppini, allora Assessore alla Cultura del Comune di Urbino, per festeggiare il Cinquantesimo anniversario di rettorato di Bo, affidata alle pagine di \u201cParole sulla citt\u00e0 dell\u2019anima\u201d, a cura di G. Santini, nella collana \u201cI luoghi e la storia\u201d, Urbino 1997.\u00a0]<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">Voce recitante: <strong>Silvia Cuppini &#8211;\u00a0<\/strong>Fotografia: <strong>Bob Krieger<\/strong><\/span><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si tratta del discorso, particolarmente ampio, e che pertanto restituiremo in due parti successive, che Carlo Bo ha tenuto, nella Sala del Trono di Palazzo ducale, il 20 giugno 1982, in apertura delle Celebrazioni per il Quinto Centenario della morte di Federico di Montefeltro. 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