{"id":255268,"date":"2021-01-25T22:43:28","date_gmt":"2021-01-25T22:43:28","guid":{"rendered":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/?page_id=255268"},"modified":"2021-03-22T10:02:52","modified_gmt":"2021-03-22T10:02:52","slug":"urbinate-per-sempre-1984-letto-da-silvio-castiglioni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/home\/urbinate-per-sempre-1984-letto-da-silvio-castiglioni\/","title":{"rendered":"Urbinate per sempre [1984] letto da Silvio Castiglioni"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; background_color=&#8221;#000000&#8243; background_enable_image=&#8221;off&#8221; custom_padding=&#8221;||30px||false|false&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_4,1_2,1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; custom_padding=&#8221;64px|||||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_text_color=&#8221;#da3b26&#8243; header_text_color=&#8221;#ffffff&#8221; text_orientation=&#8221;center&#8221; module_alignment=&#8221;center&#8221;]<\/p>\n<h1 style=\"text-align: left;\">Urbinate per sempre<\/h1>\n<h2 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #da3b26;\"><span style=\"caret-color: #da3b26;\">L&#8217;Ateneo ricorda Carlo Bo\u00a0nell&#8217;anno ventennale della sua scomparsa.<\/span><\/span><\/h2>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_video src=&#8221;https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=vVDEoGq7jCo&#038;t=89s&#8221; thumbnail_overlay_color=&#8221;rgba(0,0,0,0.6)&#8221; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_video][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_text_color=&#8221;#ffffff&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">\u2026 era forte il mio sentimento di indegnit\u00e0 e di insufficienza. Lo stesso sentimento che ho provato al momento della nomina a senatore che poi per molti giorni ha inquietato e alterato la mia coscienza. Ma ora devo parlare soltanto di ci\u00f2 che ho provato di orgoglio nel corso di questo atto di ringraziamento cos\u00ec solenne e pronunciato nel cuore della rosa di Urbino di fronte a tutto il consiglio comunale e ai miei colleghi dell\u2019universit\u00e0 e a tutta Urbino. In realt\u00e0 a ringraziare devo essere soltanto e prima di tutto io per quello che ho imparato in questa citt\u00e0 senza uguali nel corso di quasi mezzo secolo.\u00a0<\/span><span style=\"font-size: large;\">Venuto per insegnare, ora a conti fatti, posso e debbo dire che ci sono rimasto per imparare. Una lezione che non \u00e8 ancora terminata e di cui in questo momento sento tutta la verit\u00e0 e l\u2019altezza. Non dunque dei meriti, anzi degli \u2018altissimi meriti\u2019 si deve discutere, ma della casa in cui questi meriti avrebbero trovato la loro piena soluzione.\u00a0<\/span><span style=\"font-size: large;\">Penso che nella formula legata alla nomina sia da vedere non tanto la mia povera parte diretta ma piuttosto quella indiretta dello spettatore e dell\u2019accompagnatore. Sono troppi quelli che avrebbero potuto sostenere meglio il manto che \u00e8 stato posto sulle mie povere, fragili spalle di semplice osservatore epper\u00f2 mi sembra giusto che nel riconoscimento trovino il primo posto gli scrittori, i poeti, i narratori che in oltre cinquant\u2019anni di letteratura mi sono stati maestri e compagni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Non un merito, un privilegio se gi\u00e0 negli anni del liceo la fortuna mi aveva fatto conoscere Camillo Sbarbaro in veste di professore di greco e poco dopo mi aveva introdotto a Firenze nella famiglia del \u201cFrontespizio\u201d.\u00a0<\/span><span style=\"font-size: large;\">Sarebbe un catalogo enorme, un catalogo illustre dove non mancherebbe nessuno degli scrittori che hanno illustrato questo secolo e che per conto mio ho cercato di sfogliare con amore, spesso con passione, sempre con dedizione. Se mi dovessi finalmente riconoscere un merito, \u00e8 questo: di essere stato di fronte ai Papini, ai Giuliotti, agli Ungaretti e ai Montale in una posizione di ammirazione e di attesa.\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 14px; text-align: left;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Ho creduto insomma nella letteratura e mi sembra di poter aggiungere che, nonostante tutto il mare corso, ci credo ancor oggi che sono vecchio e nel cuore non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un angolo per le illusioni. Forse questo amore eccessivo e dominante per la letteratura era stato favorito dal tempo in cui si \u00e8 aperta la mia giovinezza. Assente la ragione politica che era monopolio di una parte, dolente la stessa musica di una stagione che correva alla guerra, non restava altro che la letteratura e nella letteratura facevamo rientrare tutto, a cominciare dalla stessa nozione di vita.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00c8 con questo bagaglio che sono arrivato un po\u2019 per caso nella vostra, nostra citt\u00e0: un letterato troppo sicuro, troppo infatuato della sua piccola verit\u00e0 e del tutto inesperto, ignorante di ci\u00f2 che deve essere la scuola e di come si debba trasmettere la cultura. Ecco dove ho ricominciato da capo e mi sono messo a studiare, non pi\u00f9 sui libri ma a contatto di una realt\u00e0 povera, fatta di cose semplici ma molto pi\u00f9 vere di quelle che avevo fantasticato nella mia egoistica e personale biblioteca. Sono due parti della vita che si collegano fra di loro senza scompensi n\u00e9 differenze ma naturalmente epper\u00f2 Urbino \u00e8 diventata per me un filtro della coscienza, lo strumento per capire che le parole hanno un senso, hanno valore se corrispondono alle cose. Furono gli anni della guerra, dell\u2019occupazione e del ritorno alla libert\u00e0 attraverso la strada dei dolori e del sangue: un\u2019esperienza che ha segnato gli uomini della mia generazione, quasi fosse un nuovo punto di partenza, un ricominciamento. <\/span><span style=\"font-size: large;\">Della ragione letteraria era rimasto ben poco e anche allora fu un trauma, nel senso di avere sprecato la vita, buttato il tempo, sciupata la mappa delle passioni [\u2026].<\/span><span style=\"font-size: 14px; text-align: left;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Quante volte mi sono domandato che cosa sarebbe diventata la mia vita senza questa lunga scuola nel quotidiano, senza un confronto che mi dava conforto e sostegno e teneva indietro i veleni del mio scetticismo e il fondo della disperazione che avevo coltivato negli anni fiorentini, nell\u2019accademia dell\u2019ermetismo. Certo avrei fatto un\u2019altra carriera, quella carriera che di solito un tempo facevano i professori di passaggio e consideravano quindi Urbino come una tappa. Il caso e le regole dell\u2019accademia hanno fatto di me uno stanziale e sono rimasto urbinate \u00e0 jamais. Senz\u2019altro merito che quello di aver capito, ammirato e amato gli amici e i colleghi, di aver guardato anche qui \u2013 come avevo fatto con gli scrittori \u2013 uomini di straordinaria intelligenza, a volte a dirittura geniali, maestri a pieno titolo, diciamo la parola, inventori e non puri fruitori o sfruttatori di cultura. \u00c8 al loro fianco che ho visto anno per anno crescere questa famiglia all\u2019inizio cos\u00ec piccola e familiare: se non ci fossero stati, neppure un quarto dei meriti che oggi mi sono riconosciuti con un largo margine di benevolenza avrebbe un senso. L\u00e0 dove non c\u2019era nulla sono cresciuti istituti che ci sarebbero stati invidiati nel mondo, nuove facolt\u00e0, nuovi corsi di laurea e una corona di scuole che hanno posto Urbino alla testa degli innovatori e dei propugnatori di nuove discipline. Lo ripeto, per quanto lo concedevano i mezzi e gli strumenti a disposizione non ho mai detto di no, fedele alla regola del vedere prima di giudicare, dello sperimentare prima del rifiutare o condannare.<\/span><span style=\"font-size: 14px; text-align: left;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large; text-align: justify;\">Ma non ho imparato solo dentro le mura dell\u2019universit\u00e0, ho imparato molte cose nel contatto quotidiano con le persone, stando al caff\u00e8 o al circolo e, fino a quando \u00e8 stato possibile, in compagnia degli studenti. Il \u201968 \u00e8 stato da questo punto di vista il rifiuto non del padre che non ero, ma del fratello e aggiungo che anche nel dolore della delusione e del rammarico ho finito per imparare un\u2019altra cosa e cio\u00e8 che non bisogna mai essere sicuri di aver fatto tutto il possibile perch\u00e9 di colpo la realt\u00e0 pu\u00f2 buttare all\u2019aria il nostro teatro e lasciarci con le piaghe della sconfitta non prevista.<\/span><span style=\"font-size: 14px;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 14px;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Non potrei finire senza ricordare che tutto questo \u00e8 accaduto perch\u00e9 Urbino \u00e8 una citt\u00e0 universitaria e di questo hanno sempre avuto coscienza gli amministratori che hanno favorito le nostre iniziative e le nostre speranze. \u00c8, dunque, al senso dell\u2019unit\u00e0 che si ispira questo mio sincero ringraziamento e il voto che chi verr\u00e0 sapr\u00e0 moltiplicare e vivificare queste ragioni s\u00ec da rendere Urbino una delle poche autentiche capitali dello spirito. Che \u00e8 poi quello che conta, la fede nella propria opera, quella fede che ho visto accesa pi\u00f9 negli altri che in me stesso. [\u2026]<\/span><span style=\"font-size: 14px; text-align: left;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Una scuola \u00e8, \u00e8 viva, ha ragione di essere se esiste questa continuit\u00e0 di passioni e di sentimenti, se non viene soffocato il dato dell\u2019amore. Non serve farne una casa senza questa rete di sangue e di sentimenti.<br \/>Spero di aver dimostrato per pochi esempi che gli \u2018altissimi meriti\u2019 non sono miei ma il simbolo di un lavoro comune e da parte degli scrittori e da parte dei professori e dei maestri di universit\u00e0. Non credo di sbagliare che alla scelta cos\u00ec generosa del Presidente della Repubblica abbia presieduto anche questo elemento del ricordo di Urbino e delle sue visite. Per il resto so benissimo di non aver nulla da pretendere, nessuna voce da iscrivere in capitolo. Mi ha sempre colpito la frase di uno scrittore tedesco che con qualche sufficienza trasferivo dentro di me: ho letto la mia vita. Con un\u2019accezione particolare nel senso che per me la lettura \u00e8 stata doppia, prima nei libri [\u2026] e poi nel cuore della gente, nel continuo e sottile rumore delle cose.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Ho tentato di leggere, le volte che mi \u00e8 stato concesso di farlo [\u2026] astenendomi dal piegare e violentare le parole degli altri e non negando a nessuno il diritto della libert\u00e0 di espressione. Che \u00e8 poi un carattere della nostra universit\u00e0 cos\u00ec laica nel senso pi\u00f9 alto del termine e cio\u00e8 libera, critica dove il colloquio \u00e8 stato quasi sempre considerato come primo e ultimo strumento di vita.<\/span><span style=\"font-size: 14px; text-align: left;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-size: large;\">Cos\u00ec nel chiudere questo ringraziamento [\u2026] a tutta Urbino sboccia improvviso un profondo appello alla fedelt\u00e0 in uno dei simboli pi\u00f9 intatti della nostra civilt\u00e0, alla luce della poesia che da cinque secoli si manifesta nel suo nome perfetto e inimitabile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[Discorso pronunciato da Carlo Bo il 10 settembre 1984, nella Sala del Trono del Palazzo ducale di Urbino, in occasione dell\u2019omaggio rivoltogli dall\u2019Amministrazione Comunale e dalle autorit\u00e0 convenute per celebrare la sua nomina a Senatore a vita, conferitagli nel luglio dello stesso anno dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini, quindi pubblicato nella cartella Carlo Bo e Urbino. Tre serigrafie originali di Giorgio Bompadre, Renato Bruscaglia, Elio Marchegiani. Testi di Carlo Bo e Mario Ramous, Accademia di Belle Arti di Urbino, Urbino 1984, qui riproposto nel giorno del compleanno (25 gennaio 1911), e sulla soglia del ventennale dalla scomparsa].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voce recitante: <strong>Silvio Castiglioni &#8211;\u00a0<\/strong>Fotografia: <strong>Bob Krieger<\/strong><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pronunciato a pochi mesi dalla sua nomina a Senatore a vita, voluta da Sandro Pertini, Urbinate per sempre \u00e8 il discorso che Carlo Bo ha tenuto il 10 settembre 1984, nella Sala del Trono del Palazzo Ducale di Urbino, dedicandolo alla citt\u00e0 e a quella &#8220;casa&#8221; che per lui \u00e8 stato l&#8217;Ateneo urbinate: una casa vivificata da una &#8220;rete di sangue e di sentimenti&#8221; che l&#8217;ha resa irrinunciabile. 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