{"id":255229,"date":"2021-02-24T22:14:26","date_gmt":"2021-02-24T22:14:26","guid":{"rendered":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/?page_id=255229"},"modified":"2021-02-26T14:27:49","modified_gmt":"2021-02-26T14:27:49","slug":"il-vento-del-montefeltro-1984-letto-da-massimo-raffaeli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/urbinate-per-sempre\/home\/il-vento-del-montefeltro-1984-letto-da-massimo-raffaeli\/","title":{"rendered":"Il vento del Montefeltro [1984] letto da Massimo Raffaeli"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; background_color=&#8221;#000000&#8243; background_enable_image=&#8221;off&#8221; custom_padding=&#8221;||30px||false|false&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_4,1_2,1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; custom_padding=&#8221;64px|||||&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_text_color=&#8221;#da3b26&#8243; header_text_color=&#8221;#ffffff&#8221; text_orientation=&#8221;center&#8221; module_alignment=&#8221;center&#8221;]<\/p>\n<h1 style=\"text-align: left;\">Il vento del Montefeltro<\/h1>\n<h2 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #da3b26;\"><span style=\"caret-color: #da3b26;\">L&#8217;Ateneo ricorda Carlo Bo\u00a0nell&#8217;anno ventennale della sua scomparsa.<\/span><\/span><\/h2>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_video src=&#8221;https:\/\/youtu.be\/ILorfn8qleQ&#8221; thumbnail_overlay_color=&#8221;rgba(0,0,0,0.6)&#8221; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_video][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_text_color=&#8221;#ffffff&#8221;]<\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ci sono dei paesi di cui non si pu\u00f2 mai dire che si \u00e8 finito di conoscerne l\u2019anima. Uno di questi \u00e8 Urbino, anzi si sarebbe tentati di sostenere il primato e l\u2019unicit\u00e0 della sua posizione. E questo per diverse ragioni, innanzitutto per la natura cos\u00ec imprevedibile nei suggerimenti e nelle invenzioni e poi per la sua storia, meglio per la vicenda umana che qui si \u00e8 espressa una volta per tutte, rimanendo inattaccabile.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ci vogliono anni di consuetudine, di convivenza per arrivare a cogliere qualche riflesso di questa sua luce antica e nello stesso tempo bastano a volte delle illuminazioni inattese e improvvise per strappare i veli del suo discorso ininterrotto. Tanti hanno cercato di svelarne il mistero e a volte con successo, penso al Pascoli, a Cardarelli, penso soprattutto a Volponi che, da quando ha cominciato a scrivere, non ha smesso di inseguire i fantasmi maggiori e minori eppure resta sempre un piccolo spazio per i pi\u00f9 sprovveduti. Un po\u2019 come dire che parla a tutti, a chi \u00e8 preparato, a chi vi \u00e8 stato disposto dalla nascita e al semplice passante in grado di sentire dentro il cuore la sottile vibrazione della sua parola.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">\u00a0Naturalmente rientrano nel numero dei vulnerati anche quelli che vengono in Urbino per ripercorrere la strada prima dell\u2019arte ma qui si tratta di un altro giuoco che investe il mondo astratto dell\u2019invenzione. Neppure questo per\u00f2 \u00e8 del tutto diverso e distaccato perch\u00e9 quando lo storico dell\u2019arte ha esaurito la gamma dei suoi problemi, ecco che si ritrova improvvisamente di fronte a un altro tipo di richiesta, nel senso che la perfetta fusione fra paesaggio e invenzione dell\u2019uomo costituisce un mondo a s\u00e9 e quasi sempre vince la poesia inalterabile di quel mondo. A volte percorrendo le piccole strade di Urbino si ha la sensazione non gi\u00e0 che il tempo si sia fermato ma sia tuttora attivo, ancora suscettibile di altre convergenze e di altre convenzioni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">L\u2019uomo si \u00e8 inserito molto bene in quell\u2019aria privilegiata, dentro il riposato groviglio di quelle colline dolci e inimitabili e non si \u00e8 imposto, non ha esagerato, non ha prevaricato. In altri luoghi non si avverte il peso e il senso di questo equilibrio epper\u00f2 si \u00e8 portati a separare e alla fine ci si trova a dover scegliere. In Urbino gli uomini, anche quelli che vi si sono fermati, quelli che hanno costruito e corretto, non hanno pagato nessun tributo alla superbia. Perfino il Palazzo Ducale \u00e8 l\u2019espressione di una vocazione perfettamente saldata e soddisfatta, restando al proprio posto, anzi estraendo dall\u2019incontro qualcosa che non apparteneva pi\u00f9 in maniera esclusiva alla sua storia. \u00c8 accaduto cos\u00ec che i tempi di decadenza, le stagioni d\u2019ombra non hanno avuto alcuna efficacia, essendo diventati a loro volta conservatori e protettori di quella soluzione miracolosa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">\u00a0D\u2019Annunzio quando l\u2019ha inclusa nel catalogo delle \u00abcitt\u00e0 morte\u00bb ha commesso senza volerlo un piccolo abuso. Per un verso la sua era una scelta motivata dalle condizioni del suo tempo, era soggetta al mito del progresso e della rotazione delle civilt\u00e0 ma non ha capito che proprio per la qualit\u00e0 e l\u2019intensit\u00e0 della fusione fra paesaggio e arte Urbino aveva trovato il modo di salvarsi. In che modo \u00e8 avvenuta quest\u2019opera di salvezza? Intanto diciamo che non sono stati gli uomini, al contrario \u00e8 stata la storia che di per s\u00e9 avrebbe dovuto partecipare all\u2019opera di distruzione e di riduzione. Mi spiego, la storia ha avuto una funzione attiva uscendo dalle mura di Urbino e accettando una sfida capitale: lasciare da parte ogni intervento e rimettere tutto nelle mani della poesia [\u2026]. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Spetta a un sentimento che non \u00e8 mai di soddisfazione, di appagamento, ma bens\u00ec di presenza, di costanza, di coscienza delle forme. Che \u00e8 poi il regime che fatalmente applichiamo tutte le volte che si fa ritorno in Urbino. Voi avete una scelta molto ricca:\u00a0 potete salire dal mare, scendere dalla foresta delle Cesane, arrivarci da Urbania, dalla strada di Roma, il risultato non muta. Mutano i dati del problema ma quando arrivate al punto di fare un bilancio, ecco che vi trovate a fare i conti sempre e soltanto con la luce che investe e solleva la citt\u00e0. E anche qui vale il principio del rapporto fra uomo e paesaggio, nel senso che pur essendo tutte strade illustri, segnate da avvenimenti storici, hanno da tempo perso i loro nomi, sono diventati veri e propri sentieri di poesia. A conferma di questa impossibilit\u00e0 di mutare il suo volto, c\u2019\u00e8 un episodio nella sua storia che tante volte mi ricordava Fabio Cusin e cio\u00e8 quando i soldati di Napoleone arrivarono in vista di Urbino, si fermarono e non andarono oltre. La storia con i suoi rumori e con il suo bottino di morte davanti a Urbino aveva gettato il guanto, preferendo lasciare a un diverso codice la spiegazione [\u2026]. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Allora possiamo dire che Urbino resta inviolabile o offerta soltanto alle ragioni della poesia che non appartengono n\u00e9 alla memoria degli uomini n\u00e9 alla violenza delle cose. Chi se ne va, chi parte si porta dentro per sempre questo esempio unico di equilibrio spirituale. Potr\u00e0 non avere le parole giuste, potr\u00e0 addirittura non confessarlo neppure a se stesso, non conta: chi ha <em>visto<\/em> Urbino \u00e8 stato folgorato e improvvisamente dovr\u00e0 riconoscere che, pur non essendosene accorto, ha sentito quella fiamma, quel fuoco, insomma quel dono. Perch\u00e9 di dono si tratta e di un dono che il tempo non potr\u00e0 pi\u00f9 nascondere o corrompere. Evidentemente il processo non si arresta qui, il segreto, l\u2019anima di Urbino se pure \u00e8 dotata di questa capacit\u00e0 di fulminazione \u00e8 lenta da conquistare, spesso \u2013 come \u00e8 accaduto a persone che conosco bene \u2013 ci sono voluti molti anni per cominciare a decifrare i minimi segni del suo discorso. Ma anche per questi conquistatori in difficolt\u00e0 e gravati da altri pesi della memoria c\u2019\u00e8 uno spazio lasciato alla folgorazione. Sono incontri non calcolati n\u00e9 prestabiliti ma vi baster\u00e0 trovarvi sul declinare della sera di fianco al Palazzo Ducale, scendendo dall\u2019Universit\u00e0, per sentirvi avvolti e soggiogati da un\u2019aria intatta, ferma, quale solo la grande poesia \u00e8 in grado di comunicarvi. Ma qui \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di una grazia della natura, \u00e8 il miracolo di muoversi in un mondo di grandi e incalcolabili assoluzioni. Chi attraversa questi momenti privilegiati ha la sensazione di essere salvo, di non essere pi\u00f9 raggiungibile dal male, dalla pena, dal tormento. Un po\u2019 come se si vivesse nello stupore un tempo del giudizio universale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Chi opera tale miracolo \u00e8 la luce che si fonde nelle pietre e nello stesso tempo esalta la bellezza dei monumenti e alla fine domina il nostro animo e lo placa. Voi mi direte che senza uscire dalle Marche non mancano altre occasioni per assistere a fenomeni dello stesso genere ed \u00e8 vero ma se abbiamo il tempo di approfondire il discorso anche voi finirete per ammettere che Urbino ha qualcosa in pi\u00f9 delle altre citt\u00e0 marchigiane. Solo qualcosa in pi\u00f9 ma cos\u00ec inconfondibile che rende vano il giuoco stesso dei confronti. N\u00e9 vale dire che \u00e8 un simbolo, perch\u00e9 i simboli hanno saltato la vita, sono dei riferimenti mentre Urbino \u00e8 viva, sia pure di un\u2019altra vita che solo raramente viene\u00a0 quotata nelle nostre borse quotidiane. Di qui la difficolt\u00e0, anzi l\u2019impossibilit\u00e0 di trovare gli strumenti adatti per la sua definizione. Questo le consente di sopravvivere con poco o niente, le permette di vivere dimenticata o dentro il meccanismo dell\u2019ingiustizia, forte e cosciente com\u2019\u00e8 del suo essere. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ecco che ci \u00e8 caduta nel discorso e senza sforzo la parola buona: <em>Urbino \u00e8<\/em>. Proprio come Montale diceva della poesia: la poesia \u00e8. Urbino, e il suo modo di essere in fondo non \u00e8 legato neppure alla storia, all\u2019economia e paradossalmente alla cultura, di cui pure \u00e8 un solido bastione. Vogliamo dire che alla fine tutto si spiega e si prosterna ai suoi piedi e gli uomini dentro le sue mura, pi\u00f9 che attori, sono ospiti della bellezza. Questo potrebbe aiutarci a capire perch\u00e9 la sua gente sia disposta all\u2019intelligenza naturale e, senza saperlo, tutte le volte che intende esprimersi nel senso giusto si appella a quel respiro d\u2019anima che non ha altri esempi. Cosa che giustifica addirittura il forte spirito di campanile che accende molti dei suoi figli e annulla la sfiducia e lo scetticismo di chi assiste a quelle dichiarazioni d\u2019amore. Ad aver torto siamo noi i dubbiosi e gli scettici, ad avere ragione sono i fedeli, quelli che hanno fatto della loro citt\u00e0 il mondo. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Mondo, citt\u00e0: in questo caso sono parole insufficienti e fuorvianti, ripensando a quella formula enunciata sopra: <em>Urbino \u00e8<\/em>, dobbiamo riconoscere che ogni tentativo di accerchiamento e di conquista \u00e8 vano. L\u2019unica cosa che ci \u00e8 dato di fare \u00e8 avere coscienza di quegli attimi di miracolo che si vivono in Urbino, la cosa vera \u00e8 rendere un minimo atto di coscienza a ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto su quelle colline e continua ad accadere, al di l\u00e0 delle nostre ambizioni e delle nostre speculazioni. Ecco perch\u00e9 quella \u00e8 la somma prima e ultima della nostra passione.<\/span><\/p>\n<p>Voce recitante: <strong>Massimo Raffaeli \u2013\u00a0<\/strong>Fotografia: <strong>Bob Krieger<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scritto come Introduzione al volume Nel segno di Federico, in collaborazione con Pepi Merisio ed Ermete Grifoni, per le Edizioni Bolis 1985, il brano propone, nell&#8217;interpretazione di Massimo Raffaeli, la vasta parte introduttiva strettamente dedicata a Urbino quale indiscutibile capitale di un territorio toccato da una grazia naturale unica: dal mare ai dorsi d&#8217;Appennino che specialmente lo connotano.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":255283,"parent":8,"menu_order":20,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"class_list":["post-255229","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.12 - 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