{"id":255723,"date":"2023-03-31T01:45:00","date_gmt":"2023-03-31T01:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/serpieri200\/?page_id=255723"},"modified":"2023-05-04T22:20:43","modified_gmt":"2023-05-04T22:20:43","slug":"alessandro-serpieri","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/eventi.uniurb.it\/serpieri200\/alessandro-serpieri\/","title":{"rendered":"Alessandro Serpieri"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; fullwidth=&#8221;on&#8221; _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; background_video_mp4=&#8221;https:\/\/eventi.uniurb.it\/serpieri200\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/serpieri-4.mp4&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_fullwidth_image src=&#8221;https:\/\/eventi.uniurb.it\/serpieri200\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/serpieri.001.png&#8221; title_text=&#8221;serpieri.001&#8243; _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][\/et_pb_fullwidth_image][\/et_pb_section][et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; background_color=&#8221;#000000&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.7.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_font_size=&#8221;17px&#8221; background_layout=&#8221;dark&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;]<\/p>\n<h1>PADRE ALESSANDRO SERPIERI<\/h1>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Breve biografia a cura di padre Giancarlo Rocchiccioli<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-size: large;\">Il padre Daniele Serpieri e la madre Caterina Ranucci. Sia il padre che la madre erano di Rimini e tale si considerava Alessandro Serpieri. La famiglia passava un periodo dell\u2019anno a Marignano per il lavoro di esattore del padre. I fratelli, avendo partecipato ai moti risorgimentali, faranno carriera nella pubblica amministrazione. Il fratello Achille sar\u00e0 prefetto a Reggio Calabria, quando il P. Serpieri vi si recher\u00e0 per osservare l\u2019eclisse totale di sole, il 22 dicembre 1870. Il primo insegnamento ad Alessandro fu impartito in famiglia, da due sacerdoti, i fratelli Luigi e Francesco Speranza che lo istradarono in particolare per lo studio del disegno, dell\u2019italiano e del latino. Dopo l\u2019istruzione in casa, il padre, Daniele, convinto anche dai risultati della scuola personale dei due sacerdoti, lo affid\u00f2 al Collegio dei Nobili di Urbino, gestito in quegli anni dai Padri Scolopi Toscani. Il collegio era la struttura scolastica pi\u00f9 efficacie per un corso di studi che dovesse sfociare negli studi universitari. Senza dimenticare che studi superiori non erano possibili nei centri minori. Erano a Urbino alcuni scolopi giovani, che in seguito approderanno a Firenze e a Siena. La loro presenza e il clima sereno dell\u2019ambiente, ha fatto nascere, nel ragazzino di Rimini, per naturale simpatia, la vocazione scolopica. Il 30 novembre 1830 il quindicenne fu ammesso al noviziato di due anni al Pellegrino, sulle colline di Firenze. Il primo biografo di P.Serpieri, P. Giovanni Giovannozzi, che aveva fatto il noviziato anche lui al Pellegrino, ne parla come di \u201cuna quieta e solitaria casa presso Firenze, che la ridente posizione e le antiche memorie ci rendono carissima\u201d. Era provinciale il P. Giovanni Inghirami, che aveva portato da Volterra, dove era nato e aveva frequentato quella scuola, una particolare disposizione per le materie scientifiche e soprattutto per il metodo sperimentale e la sua utilizzazione operativa. A Volterra, quando era insegnante il P. Inghirami, nel 1809 \u00e8 stato redatto un documento emblematico: \u201cLe macchine ottiche\u201d che nell\u2019introduzione d\u00e0, del metodo sperimentale una definizione sintetica e completa. Ne \u00e8 autore il giovane Giovanni Maria Mastai Ferretti, in collegio a Volterra dalla natia Senigallia. Anche lui, come il Serpieri, affidato a un collegio lontano dalla casa paterna. Il trattatello segna la conclusione degli studi del giovane Mastai Ferretti, il futuro Pio IX.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>Gli scolopi che dopo il noviziato dovevano prepararsi alla professione perpetua e al sacerdozio, vivevano e studiavano nella casa di San Giovannino, in piazza San Lorenzo. L\u00ec risiedeva il P. Provinciale e l\u00ec aveva sede l\u2019Osservatorio Ximeniano, di cui era direttore il P. Inghirami stesso, coadiuvato dal P. Pompilio Tanzini e dal P. Eusebio Giorgi. L\u2019Osservatorio e la tradizione scientifica degli Scolopi era ricollegata al metodo sperimentale come lo aveva pensato Galileo Galilei e prima di lui Leonardo da Vinci. Il metodo sperimentale aveva una funzione conoscitiva. Lo scienziato verifica, con una ricostruzione \u201cin laboratorio\u201d, la verit\u00e0 del fatto intuito e ne rende trasmissibile la conoscenza ad altri. Teniamo presente questa definizione, perch\u00e9 P. Serpieri ne parler\u00e0 quando instituir\u00e0, nel 1850, un osservatorio meteorologico per la scuola di Urbino. Il triennio di studi, presso l\u2019osservatorio Ximeniano, dura dal 1840 al 1843. Ne rimangono i diligenti appunti, ora nell\u2019archivio degli Scolopi di Firenze. Nel 1843 si richiede un insegnante di matematica al Collegio Tolomei di Siena. Il Rettore \u00e8 il P. Tommaso Pendola, professore di filosofia nell\u2019Universit\u00e0 di Siena e iniziatore della scuola per sordomuti. Il provinciale, P. Inghirami, invia lo studente Serpieri, allora appena ventenne. A Siena il Serpieri, oltre all\u2019insegnamento, prosegue e approfondisce gli studi. Il P. Pendola apprezza subito la viva intelligenza dello studente che gli \u00e8 stato mandato da Firenze e cerca di coltivare una possibile vocazione filosofica, con l\u2019intenzione di prepararsi un successore nella carriera universitaria. Nel 1846, cambiando i programmi di filosofia per l\u2019ammissione all\u2019Universit\u00e0, il P. Pendola incarica il giovane Serpieri di preparare un breve trattato che aiuti gli studenti a prepararsi per entrare pi\u00f9 agevolmente all\u2019Universit\u00e0. E\u2019 il primo scritto del giovane autore, dal titolo: \u201cRisposte ad alcuni temi di filosofia razionale\u201d, scritto in forma anonima e mai rivendicato. La vicinanza al P. Pendola \u00e8, per il Serpieri, motivo di maturazione e di crescita. Nato nel 1800 a Genova, P. Pendola era allora nel pieno della sua personalit\u00e0. Insegnante di filosofia nell\u2019Universit\u00e0 di Siena, di cui diventer\u00e0 Rettore; iniziatore della pedagogia speciale per i Sordomuti, nell\u2019ambito della quale raggiunger\u00e0 una notoriet\u00e0 nazionale e internazionale; predicatore al Clero di Siena, su richiesta del Vescovo, aveva dato vita anche a una fiorente \u201cConferenza di San Vincenzo\u201d; nella quale sar\u00e0 sempre attivo. Il Serpieri, di questa iniziativa ne porter\u00e0 una profonda suggestione a Urbino, partecipando alla attivit\u00e0 della locale istituzione, come ce ne d\u00e0 testimonianza il discorso su San Vincenzo di Paoli, del 25 luglio 1856. Nel 1846 il Provinciale, ora P. Tommaso Pendola, deve sostituire il P. Cesare Magherini, insegnante di matematica nel Collegio di Urbino e di fisica nell\u2019Universit\u00e0, morto a soli trentotto anni. P. Pendola manda il giovane Alessandro Serpieri. Era di competenza del P. Provinciale la nomina dell\u2019insegnante nel Collegio, ma le autorit\u00e0 accademiche abbinano nella persona del Serpieri, la nomina di insegnante di fisica nella Universit\u00e0. Sia P. Magherini che P. Serpieri provenivano dagli studi nell\u2019ambiente dell\u2019Osservatorio Ximeniano e ci\u00f2 era garanzia di continuit\u00e0 didattica. L\u2019Osservatorio Ximeniano si iscrive bene nella tradizione scientifica, secondo il metodo sperimentale di ascendenza galileiana. L\u2019incontro fra gli Scolopi e Galileo \u00e8 avvenuto a Firenze quando il grande scienziato era ancora vivo. Gli Scolopi arrivati a Firenze nel 1631, si erano avvicinati subito a Galileo. Gli Scolopi che avevano particolare disponibilit\u00e0 allo studio della matematica, sia a Roma, che a Genova e a Napoli, per la naturale vicinanza dello stesso insegnamento, anche perch\u00e9 per l\u2019insegnamento della matematica non esisteva una Ratio Studiorum come per il latino, che facesse da guida, avevano incontrato ferventi ammiratori del grande scienziato fiorentino. Ben sette scolopi divennero frequentatori di Arcetri, ma in particolare il P. Famiano Michelini ed il P. Clemente Settimi. Le ultime opere di Galileo, ormai cieco, sono state dettate al P. Settimi, che faceva, in pratica, la funzione di segretario. I corrispondenti di Galileo, con facilit\u00e0, intrattenevano una corrispondenza epistolare anche con il segretario. Galileo, per averlo pi\u00f9 vicino, tramite il Governo granducale di Toscana, aveva fatto chiedere a Roma al P. Generale la possibilit\u00e0 che il P. Clemente qualche volta restasse nella villa di Arcetri anche di notte, cosa proibita dalle regole dell\u2019Istituto. L\u2019ambasciatore di Toscana va dal Calasanzio la mattina del sedici aprile 1639, il Calasanzio scrive la sera stessa al Rettore di Firenze, fra le altre cose, come se si trattasse di un fatto normale: \u201cSe il Signor Galileo dimandasse che qualche notte restasse l\u00e0 il P. Clemente, V.R. glielo permetta, e Dio voglia che ne sappia cavare il profitto che doveria\u201d. Dai primi padri che avevano frequentato Galileo ancora vivente e i suoi principali allievi, fra cui in particolare Alfonso Borelli, la tradizione galileiana si era tenuta viva in Toscana e aveva trovato un efficace potenziamento quando gli Scolopi hanno accolto, da Leonardo Ximenes (1716-1786), l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019Osservatorio che in seguito chiameranno Ximeniano, dal nome del Fondatore.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>La permanenza del P. Serpieri a Urbino, fino al 1884, \u00e8 stata di trentotto anni. Oltre l\u2019insegnamento nella scuola del Collegio e nell\u2019Universit\u00e0, ha dovuto dirigere il Convitto, annesso al Collegio e questo impegno lo teneva legato tutto il giorno. Il responsabile del Convitto era chiamato: il Ministro. P. Serpieri nei suoi scritti preferisce quasi sempre il titolo di Educatore. Non \u00e8 una sfumatura di poco conto. La parola Ministro mette l\u2019accento sull\u2019aspetto disciplinare ed autoritario che un responsabile del Convitto deve pure assumere; la parola Educatore invece mette l\u2019accento sulla crescita che \u00e8 nella natura dell\u2019et\u00e0 del Convittore, dalla prima classe, alla fine del liceo e che il responsabile del Convitto deve sostenere e guidare. Dal 1856, fino al 1884 P. Serpieri sar\u00e0 anche Rettore del Collegio e quindi ancor pi\u00f9 identificato col Collegio e con Urbino. I contatti col mondo scientifico avvenivano sempre tramite gli scritti, sotto forma di lettera o di relazione inviata alle diverse pubblicazioni periodiche. In Italia, da Urbino, bisognava cercare a Milano o a Torino. Sar\u00e0 la via seguita dal Serpieri, per far conoscere le sue scoperte e le sue intuizioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-size: 17px;\">L\u2019insegnamento comporta che gli argomenti vengano ripetuti da un anno all\u2019altro. Contro la monotonia della ripetitivit\u00e0, l\u2019insegnante ha due strade: la prima \u00e8 la preparazione quotidiana e sistematica. E noi abbiamo ancora gli appunti, regolari e giornalieri del Serpieri, che sullo stesso argomento lasciano intravedere una preparazione sempre diversa e nuova. La seconda strada \u00e8 l\u2019aggiornamento, ritornando a studiare, seguendo la ricerca con letture che possono non essere in stretta relazione con la lezione del giorno dopo, ma tengono desta l\u2019attenzione e quello di cui la ricerca si va, via via, arricchendo. Nell\u2019insegnamento delle materie scientifiche c\u2019\u00e8 una terza via: la ricerca, possiamo dire, sul campo. Tanto pi\u00f9 se parliamo di metodo sperimentale. Nel saluto alla citt\u00e0, del 21 ottobre 1884, il Serpieri, parlando di Urbino accenna alle principali ricerche sullo sfondo di \u201cquesti ampi, sublimi orizzonti, questo limpido cielo, questo vario e mesto paesaggio di cui ho concorso a delineare la flora. I miei studi sono legati al paese\u201d. Il primo biografo, il professore Federico Mici, racconta di passeggiate frequenti nella campagna urbinate, per delinearne appunto la flora, accompagnato da due o tre ragazzi, a cui il chiarissimo professore non disdegnava di accodarsi. Sappiamo che uno dei pi\u00f9 assidui a queste passeggiate era Giovanni Pascoli. Da dove avr\u00e0 imparato tutti quei nomi di animali e di piante che affollano le sue poesie?<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>Fin dall\u2019inizio del suo lavoro a Urbino, P. Serpieri, che era stato tre anni all\u2019Osservatorio Ximeniano di Firenze, riprende l\u2019idea caldeggiata dal suo predecessore, P. Cesare Magherini, di realizzare un piccolo osservatorio meteorologico sui tetti del Collegio. La realizzazione, con l\u2019inaugurazione ufficiale, \u00e8 del 31 maggio 1850. Il Serpieri ne fa una relazione breve, ma completa, al Conte Domenico Paoli, scienziato pesarese col quale aveva avuto in precedenza uno scambio di vedute, compresa l\u2019idea di un Bollettino Mensile, per confrontare le osservazioni e le scoperte che si venivano realizzando a Urbino e in altri luoghi. Ogni osservazione metereologica, anche adesso, \u00e8 significativa se rapportata al territorio e confrontata ad altre osservazioni. Quando nel duemila guardiamo alla televisione i servizi metereologici, non \u00e8 difficile ricordare che i servizi di met\u00e0 ottocento non avevano le foto dal satellite che ci consentono di vedere le masse delle perturbazioni in movimento, che coprono tutta l\u2019Europa. Allora bisognava accontentarsi di bollettini mensili che oltretutto raccontavano i fenomeni dopo che si erano verificati. La lettera al Conte Paoli delinea con estrema precisione la collocazione geografica del punto di osservazione, la struttura e gli strumenti di cui l\u2019Osservatorio \u00e8 dotato. Mi soffermo su questa iniziativa dell\u2019Osservatorio perch\u00e9 P. Serpieri nelle sei paginette riesce a darci notizie, e la relazione si rivela completa. Nella relazione al Conte Paoli c\u2019\u00e8 una annotazione che va rilevata. Dopo l\u2019annuncio che finalmente l\u2019Osservatorio era operativo, il Serpieri sente il bisogno di giustificarne l\u2019istituzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u201c<em>Nello stabilire questo Osservatorio io ebbi in mente due fini principali: primo di cooperare ancor io, per quanto sar\u00e0 in mio potere ai progressi della Meteorologia: secondo di educare a questo genere di studi la distinta e volenterosa giovent\u00f9 che ci viene affidata nel Collegio<\/em>\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>E\u2019 chiaro che lo studio di un fenomeno non deve soltanto far crescere le conoscenze, secondo la pi\u00f9 rigorosa definizione del metodo sperimentale. Ha anche un secondo fine: educare a un lavoro ordinato e sistematico.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u201c<em>E si pu\u00f2 sviluppare e nutrire la nobile passione di cooperare con ogni forza ai veri progressi della civilt\u00e0 e del sapere. Con un poco di costanza e pazienza, i ricercatori, potranno pervenire a preziosi risultati<\/em>\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>Anche sviluppando il primo fine che si prefigge l\u2019iniziativa dell\u2019Osservatorio, Serpieri ne vede tutta l\u2019importanza se lo si guarda come la maglia di una rete che collega<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 17px;\">\u201c<\/span><em style=\"font-size: 17px;\">Milano, Bologna e Roma e avere cos\u00ec non lieve importanza negli studi meteorologici del nostro Paese<\/em><span style=\"font-size: 17px;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>Anche la prospettiva \u201cdel nostro Paese\u201d ha un suo peso nel contesto di una coscienza nazionale. Pi\u00f9 volte il Serpieri delineer\u00e0 l\u2019Educazione come educazione civica. Conclude comunque:<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u201c<em>gli strumenti che abbiamo sono poca cosa<\/em>\u201d (e ce ne tramanda l\u2019elenco) \u201c<em>ma quando in un sistema di educazione possono volgersi le giovani menti ad occuparsi direttamente per la scienza, cooperare con ogni forza ai veri progressi della civilt\u00e0 e del sapere, dobbiamo reputarci fortunati e tenere carissimi quei pochi mezzi che abbiamo<\/em>\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>Lo strumento \u00e8 utile per definire un fenomeno. Per P. Serpieri l\u2019osservazione attenta degli strumenti nel tempo, \u00e8 efficace anche per apprendere la disciplina del lavoro sistematico che contribuisce pi\u00f9 di ogni altro alla crescita della personalit\u00e0. Lui per primo ne d\u00e0 l\u2019esempio comunicando al Conte Paoli le misure esatte della struttura, l\u2019altezza sul livello del mare secondo le osservazioni barometriche fatte nel 1847, la latitudine e la longitudine, secondo i PP. Maire e Boscovich. L\u2019Osservatorio comporta un lavoro molto preciso: prendere i dati quattro volte al giorno: al mattino, a mezzogiorno, nel pomeriggio e la sera. Molte osservazioni, secondo lo scopo che Serpieri si era prefisso, sono affidate ai convittori, con qualche smagliatura, forse involontaria, ma non sempre. Le osservazioni sono consegnate al Bollettino mensile. Le finanze non hanno potuto garantirne la regolarit\u00e0. Il Bollettino \u00e8 tramite anche per altre osservazioni, oltre alla meteorologia e questo crea una rete molto estesa, fra i vari osservatori, un po\u2019 in tutta l\u2019Italia, come era nelle meteorologica intenzioni di fondazione, di cui Serpieri dice al Conte Paoli. L\u2019osservazione del cielo consente al P. Serpieri uno scambio fisso su due fenomeni astronomici per i quali non erano necessari strumenti particolari: la luce zodiacale e le stelle cadenti. La discussione sui due fenomeni astronomici \u00e8 stata molto attiva, sia con acquisizioni condivise, sia con ipotesi, su cui l\u2019astronomo di Urbino mostrer\u00e0 tutto il suo acume. La rete tessuta col Bollettino, consente al Serpieri, in occasione del terremoto di Urbino del 12 marzo 1873 e il terremoto di Rimini del 17 marzo 1875, di chiedere a tutti gli osservatori con i quali era in corrispondenza la notizia dell\u2019ora esatta in cui la scossa \u00e8 stata percepita. La registrazione non esisteva. L\u2019ora esatta ci dice dove cominciarono le scosse e quindi l\u2019epicentro. Non \u00e8 poca cosa. Alla richiesta del Serpieri hanno risposto oltre cento osservatori e quindi le conclusioni si possono dire valide. Sull\u2019argomento del terremoto P. Serpieri ha potuto giungere a conclusioni importanti, anche per quanto riguarda i suggerimenti da dare per la costruzione degli edifici in zone sismiche. Suggerimenti che nonostante tutto, consentono di definire le aree sismiche e le caratteristiche degli edifici, l\u2019unico strumento, se osservato con rigore, per prevenire gli effetti distruttivi anche del terremoto pi\u00f9 violento. Nella sua relazione il P. Serpieri, che non era un ingegnere edile, ha dato suggerimenti molto concreti.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>Le osservazioni meteorologiche si conservano nell\u2019archivio degli Scolopi di Firenze. Accanto alle osservazioni meteorologiche si conservano anche la catalogazione della flora della zona di Urbino. Il professor Federico Mici, racconta con entusiasmo di essersi accodato, lui paludato professore di Universit\u00e0, al gruppetto di due o tre ragazzi che accompagnavano il Serpieri nella ricerca, \u00e8 il caso di dire, sul campo. Di questa catalogazione il Serpieri si ricorder\u00e0 nella lettera di congedo da Urbino del 21 ottobre 1884. Oltre le osservazioni meteorologiche quotidiane, la classificazione della flora dell\u2019Urbinate e gli studi sui terremoti, non va passato sotto silenzio un avvenimento eccezionale: l\u2019eclisse totale di sole del 20 dicembre 1870. E\u2019 uno dei pochi casi in cui P. Serpieri si \u00e8 mosso da Urbino. Fra l\u2019altro il fratello Achille era prefetto di Reggio Calabria e la punta estrema della penisola era uno dei punti in cui era possibile una osservazione particolare.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>Ecco come il Serpieri descrive nella sua Relazione il meraviglioso spettacolo:<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u201c<em>Nel momento stesso in cui brillarono le protuberanze, e un tratto, quasi con rapida proiezione con slancio fulmineo, emerse la gloria dei noti e misteriosi pennacchi, che insieme alla vaga festa di quelle vive fiammelle formarono uno spettacolo di ineffabile bellezza. Io sento che non avrei potuto contenere nell\u2019animo la gioia di quel momento, se mi fossi abbandonato alle solenni impressioni di una scena tanto sublime e superiore ad ogni aspettazione.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><em><span>E ben vale la pena di attraversare mari e monti per accogliere nell\u2019animo cos\u00ec vaghe e maestose meraviglie, che sembrarono divina e sublime rivelazione.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><em><span>Le molte persone che stavano contemplando all\u2019aperto non videro generalmente le protuberanze rosate; ma tutte restarono stupite all\u2019improvviso cadere di quella notte in pieno giorno, all\u2019apparire di brillanti stelle e pianeti, e all\u2019istantanea proiezione dei grandi pennacchi luminosi, che parvero magico fuoco di artifizio, o piuttosto novella e divina creazione nel mezzo dei cieli. Tutti furono in preda di vero e proprio entusiasmo, anzich\u00e9 di terrore, e fra molte enfatiche esclamazioni risuon\u00f2 uno scoppio prolungato di applausi.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><em><span>Sembrava una creazione totalmente nuova, piuttosto che una continuazione di ci\u00f2 che prima era stato veduto. Cos\u00ec l\u2019uomo si trova improvvisamente e senza alcuna preparazione in mezzo a una natura tutta nuova, cio\u00e8 dinanzi a un nuovo cielo, a una nuova terra, a un nuovo universo; e perci\u00f2 l\u2019impressione che egli prova non ha l\u2019eguale in tutta la vita, ed \u00e8 grande, sublime, ineffabile<\/span><\/em><span>\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/eventi.uniurb.it\/serpieri200\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Unknown.jpg&#8221; title_text=&#8221;Unknown&#8221; align=&#8221;center&#8221; _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; background_layout=&#8221;dark&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Disegno di padre Alessandro Serpieri dell&#8217;Eclissi totale di sole osservata\u00a0il 22 dicembre 1870 da Capo Spartivento (RC)<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_font_size=&#8221;17px&#8221; background_layout=&#8221;dark&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>Un avvenimento di per s\u00e9 marginale, in questi anni, \u00e8 il discorso su San Vincenzo de\u2019 Paoli, del 23 luglio 1856. Per\u00f2 \u00e8 da sottolineare la forza con la quale il Serpieri mette in risalto l\u2019opera di San Vincenzo a favore dei poveri, numerosi nel 1600. Il discorso fotografa un coinvolgimento personale nella conferenza di San Vincenzo, fondata da Federico Ozanam, di cui aveva avuto testimonianza a Siena, dove ne era stato iniziatore e particolarmente attivo P. Tommaso Pendola.<\/span><\/p>\n<ol start=\"1884\">\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span> Serpieri ha riscosso dalla popolazione di Urbino la pi\u00f9 incondizionata approvazione. Con la salita al potere della Sinistra di De Pretis, del 1876, anche a Urbino emergono gli elementi pi\u00f9 anticlericali che votano la secolarizzazione del Collegio Raffaello. La secolarizzazione prevedeva due livelli diversi. Il primo, adeguare i programmi al modello statale, il secondo escludere dall\u2019insegnamento gli insegnanti religiosi. A Urbino prevale la seconda linea, anche se, per opportunismo si era disponibili a chiudere un occhio sul P. Serpieri. Ma lui preferisce seguire i confratelli sulla via dell\u2019esilio. L\u2019ultimo suo scritto \u00e8 il saluto a Urbino, con lettera al sindaco del 21 ottobre 1884.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u201c<em>Col cuore commosso prendo commiato dal paese e ringrazio tutti di tutto. La memoria di Urbino non si canceller\u00e0 mai dal mio animo. Ho lavorato e sudato per molti anni, e non ho fatto male ad alcuno. Intento per professione allo studio della natura, avr\u00f2 sempre dinanzi agli occhi questi ampi, sublimi orizzonti, questo limpido cielo, in cui ho studiato le leggi della Luce Zodiacale, in cui ho determinato alcuni radianti delle stelle cadenti, questo clima fecondo di ogni sorta di meteore che ho descritte per la scienza, questo suolo che mi svelava qualche legge sismica importante, questo vario e mesto paesaggio, di cui ho concorso a delineare la Flora. I miei studi sono legati al paese. E\u2019 dunque veramente intimo e fraterno l\u2019addio con cui ora mi diparto da Urbino e all\u2019addio faccio volentieri seguire l\u2019arrivederci<\/em>\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>Il giorno stesso Serpieri parte per Firenze, Rettore di un altro collegio, la Badia Fiesolana. Non ha fatto in tempo ad ambientarsi a Firenze che il 22 febbraio 1885, dopo breve malattia, ha concluso la sua vicenda di scienziato, di Scolopio e, soprattutto di Educatore. L\u2019ultimo atto dell\u2019Educatore, per citare le parole del P. Giovannozzi:<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u201c<em>allora il suo cuore si rivolse a ci\u00f2 che sulla terra aveva pi\u00f9 caramente diletto, e volle sul letto di morte rivedere i ritratti de\u2019 suoi convittori di Urbino<\/em>\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>Pi\u00f9 volte, parlando del Convitto, P. Serpieri aveva affermato che l\u2019Educatore doveva accogliere i convittori col cuore di madre. Nella relazione del 1863 P. Serpieri ci dice che il Convitto<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>\u201c<em>deve tenere qualche somiglianza con la famiglia perch\u00e9 il convittore non provi la desolazione dell\u2019abbandono, se non avesse trovato anche nel Collegio, nell\u2019Educatore, l\u2019amore e le cure di padre e di madre, il conforto di una nobile e inalterata bont\u00e0 che lo animi a serbarsi leale e veritiero, subordinato e docile senza vilt\u00e0, franco senza orgoglio<\/em>\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><span>La Relazione del 1863 \u00e8 la sintesi della vita e dell\u2019ideale di Educatore che il P. Serpieri ha realizzato con coerenza di Scolopio, Maestro e Sacerdote.<\/span><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/eventi.uniurb.it\/serpieri200\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Unknown-2.jpg&#8221; title_text=&#8221;Unknown-2&#8243; align=&#8221;center&#8221; _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_image][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.14.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; background_layout=&#8221;dark&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">La &#8220;Camerata dei Pascoli&#8221; presso il Collegio Raffaello<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PADRE ALESSANDRO SERPIERI Breve biografia a cura di padre Giancarlo Rocchiccioli Il padre Daniele Serpieri e la madre Caterina Ranucci. 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